La Regione siciliana rischia di mettere di tasca propria 475 milioni di euro per progetti finanziati con fondi anticipati dalle proprie casse

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La Regione siciliana rischia di mettere di tasca propria 475 milioni di euro per progetti finanziati con fondi anticipati dalle casse regionali. E’ corsa contro il tempo al dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale, un braccio dell’assessorato regionale Agricoltura, per fare in modo che entro il 31 dicembre prossimo possa essere portata a buon fine tutta la rendicontazione relativa ai progetti che vanno dal 2009 al 2013. Progetti, a quanto pare, di cui mai nessuno ha fatto i conti.

Per questa ragione, lo scorso 22 luglio il dirigente generale del dipartimento Felice Bonanno, preoccupato probabilmente per una questione troppo spinosa,  ha preso carta e penna e ha scritto ai dirigenti di tutte le aree, servizi e unità operativa di staff per “organizzare – si legge nella nota – una task force per lo svolgimento delle attività legate alla rendicontazione della spesa (Pac, P.S.R. e fondi ex Fas). Una “chiamata alle armi” che ha visto l’adesione di una sessantina di dipendenti i quali hanno dato la loro disponibilità, naturalmente dietro pagamento di ore di straordinario a fare questa corsa contro il tempo.

Nella nota dello scorso luglio, Bonanno ha spiegato molto chiaramente che “come è noto, i servizi 4 Infrastrutture per il territorio – 6 aree montane e interne – 10 programmazione e gestione fondi comunitari, con l’ausilio degli uffici territoriali, per i progetti finanziati, sia a carico del P.S.R. che a carico del Pac, hanno utilizzato fondi anticipati dalla Regione che dovranno essere rendicontati ai fini del rimborso da parte della Comunità e del Ministero. Pertanto, questo dipartimento, dovendo raggiungere l’obiettivo della rendicontazione di 475 milioni di euro ai diversi organismi erogatori (extraregionali), sentite favorevolmente le organizzazioni sindacali, intende organizzare una task force” che si dovrà occupare della rendicontazione della spesa.

La storia è sempre la stessa, si va avanti a forza di urgenze ed emergenze e se la Regione non dovesse rendere conto di questi soldi, che riguardano per circa 270 milioni lavori in amministrazione diretta e per il resto progetti dei privati come aziende agricole, rischia di doverli mettere dalle casse regionali. I progetti portati avanti dall’amministrazione regionale, dal 2009 al 2013, attraverso per esempio il lavoro dei forestali con interventi in aree demaniali, dunque, non sono mai stati rendicontati.

Chi conosce bene la questione dentro l’assessorato ammette che funzionari e tecnici amministrativi che hanno lavorato sui progetti avrebbero forse caricato una percentuale minima dei dati sul sistema informatico regionale che serve a monitorare, gestire e controllare la spesa dei fondi comunitari. I dipendenti che fanno parte della task force, molti dei quali non si sono mai occupati di questo settore, stanno svolgendo anche questa attività. Non si possono rendicontare i progetti perché, secondo i ben informati, sul sessanta-settanta per cento non esiste stato finale dei lavori né collaudo. Così mentre i progettisti, anche dipendenti regionali, ricevono da parte della Regione gli oneri di progettazione (somme che ‘amministrazione regionale ha già sborsato, ndr) nessuno si è preso la briga di controllare  che i progetti andassero a buon fine.

Tra le ragioni curiose di questa storia, ce n’è forse una tutta siciliana: i dirigenti degli uffici provinciali, fra gli obiettivi, hanno soltanto l’obbligo di spendere le somme destinate a portare avanti i progetti, ma non esiste nei loro obiettivi il controllo sul buon andamento.

Il problema quindi è tutto legato al sistema dei controlli assolutamente inefficiente ed inefficace e dunque la Regione siciliana spende soldi – tanti soldi – ma le verifiche non esistono. E dietro la porta ci sono gli ispettori dell’Unione europea. (g.r.)