“La Sicilia sta attraversando un periodo di difficoltà, la crisi morde più che altrove e il Governo regionale è stato incapace”

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“La Sicilia sta attraversando un periodo irto di difficoltà, la crisi morde più che altrove. Il Governo regionale è stato incapace di orientare la spesa pubblica per sostenere l’occupazione. E’ indispensabile un cambio di rotta, servono un piano industriale, un piano energetico regionale, un piano di sviluppo e coesione sociale per dare risposte alle nuove generazioni e a chi ha perso il lavoro in questi anni”. Lo ha detto il segretario regionale della Cisl Sicilia, Mimmo Milazzo, a margine dell’assemblea organizzativa del sindacato, a Palermo.

“E’ altrettanto indispensabile – ha continuato – il buon funzionamento dell’Amministrazione pubblica, che noi auspichiamo, attraverso un riammordenamento delle strutture regionali e soprattutto l’entrata in vigore degli Enti di area vasta, che devono servire come Enti intermedi per il decentramento dei servizi alle comunità locali”. A proposito di decentramento, il Governo nazionale ha espresso perplessità sulla riforma dei Liberi consorzi.

“L’impugnativa sembrerebbe riguardare i metodi di elezione – ha sottolineato Milazzo – mentre l’impianto normativo è rimasto in piedi. Su quello noi, come sindacato, abbiamo lavorato per dare risposte concrete ai dipendenti delle provincie e delle partecipate, per avviare un percorso virtuoso di decentramento della Regione verso gli enti di area vasta, a cominciare dalla Motorizzazione Civile e dalle competenze sull’edilizia popolare. La gestione commissariale è ormai arrivata a 28 mesi, è passato troppo tempo. I commissariamenti hanno depotenziato la capacità di spesa degli enti – ha concluso Milazzo – incidendo negativamente sulla viabilità secondaria, sull’edilizia scolastica e sui servizi per i disabili”.

“I dati della disoccupazione sono allarmanti e qui non si notano ancora i segnali di ripresa che si vedono altrove, almeno secondo quanto riportano il Ministero dell’Economia e Confindustria. C’è un minimo accenno di crescita nel trapanese, ma bisogna vedere quanto legato alle stabilizzazioni del Jobs Act. I dati generali, invece, sono assolutamente sconfortanti”. Lo ha detto la segretaria Cisl di Palermo e Trapani, Daniela De Luca, a margine dell’assemblea organizzativa del sindacato. “Siamo dispiaciuti e disperati – ha aggiunto – perché non è possibile che le misure pensate a livello europeo in Sicilia non abbiano avuto efficacia. Qui la politica non ha avuto la minima capacità di incisività perché purtroppo c’è un delirio di autosufficienza. Le misure come Garanzia Giovani, che altrove hanno portato un po’ di respiro, qui purtroppo risultano del tutto vanificate. Nei prossimi anni Palermo si vedrà spopolata più di altre. I nostri giovani studiano e vanno via, impiegano altrove i propri talenti”. 
 
Molte vertenze coinvolgono sia Palermo che Trapani, da Grande Migliore a Mercatone Uno ai call center, un settore che nel capoluogo occupa oltre 8 mila persone. Fra le vertenze simbolo, il Cantiere navale di Palermo, dove si attende ancora la costruzione dei bacino da 80 mila tonnellate per il quale è giunto il via libera dell’Ars all’utilizzo dei 50 milioni di euro di fondi regionali; l’ex Fiat di Termini Imerese, per la quale i circa mille lavoratori fra indotto ed ex casa torinese attendono l’esito dell’incontro di domani al Mise sulla solidità del piano Blutec; e ancora l’Ansaldo Breda, fuori dal piano di vendita del gruppo. A Trapani pesa la crisi dell’agricoltura, della cantieristica dopo la chiusura oltre due anni fa del cantiere navale, per il quale si attende la concessione demaniale e il rilancio; e poi la vicenda dello scalo di Birgi, che fa temere ancora l’abbandono di Ryanair, e del porto, ancora in attesa dei lavori per il rilancio e dei fondi statali; per non parlare dell’edilizia, con il calo del 50% degli addetti e una riduzione delle imprese con 842 realtà produttive in meno. 
 
Sul fronte dei conti pubblici e delle partecipate, aggiunge De Luca “sia a Palermo sia a Trapani i sindaci in carica si fanno vanto di un’azione di risanamento dei conti, una messa in trasparenza della gestione pubblica, da ultimo la programmazione dei Piani triennali delle opere pubbliche, con 80 milioni per Trapani e oltre 2 miliardi di euro nel triennio per Palermo, se non fosse che i problemi rimangono sul tappeto, con servizi pubblici tutt’altro che all’altezza degli standard che le nostre città meriterebbero, dai trasporti ai rifiuti. Il degrado appare evidente”. (Italpress)