La visita di Renzi in Sicilia, una brutta pagina per il nostro Paese

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Della visita di Renzi in Sicilia, al di là degli spot per il “Sì” al referendum del 4 dicembre prossimo, resteranno le immagini delle città blindate e delle manganellate ai manifestanti.

A Palermo e Trapani, le forze dell’ordine hanno avuto il loro da fare per tenere a bada i contestatori. Nulla di trascendentale, per carità, cortei di poche centinaia di studenti, aggressivi solo verbalmente, oppure gruppi di pacifici lavoratori. Da Almaviva alla Sis, l’azienda che si occupa della realizzazione del passante ferroviario di Palermo, ieri erano tante le immagini che avrebbero potuto “rovinare” il quadretto idilliaco dipinto da Renzi in Sicilia.

Ad evitare che qualcosa interferisse, anche visivamente, con la narrazione ottimistica del premier, uno schieramento di forze dell’ordine mai visto prima. Palermo ha ospitato premier come Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema e Romano Prodi, presidenti della Repubblica come Ciampi, Napolitano e Mattarella, persino il Pontefice Benedetto XVI, eppure una blindatura dell’evento come quella vista nello scorso week end non si era mai vista.

Le avvisaglie si erano avute già venerdì sera, durante la manifestazione per il “Sì” organizzata al teatro Santa Cecilia. La “zona rossa” creata attorno alla piazza ha praticamente paralizzato tutto il centro storico di Palermo “sequestrandolo”. Per duecento partecipanti alla convention  politica del premier c’erano decine di blindati e almeno un migliaio di uomini tra polizia, carabinieri, fiamme gialle e polizia municipale. Uno schieramento che sembrava dovesse fronteggiare una attacco dei miliziani di al Baghadi piuttosto che una banale contestazione di poche decine di militanti dei centri sociali.

Stesso scenario l’indomani. L’area attorno al teatro Massimo era interdetta fino alla metà di via Maqueda, bloccata anche via Ruggero Settimo e l’incrocio di via Cavour. Da palazzo Chigi l’ordine ai vertici della sicurezza locali dovevano essere stati chiari: il problema non era evitare una improbabile “minaccia” al premier, ma evitargli anche il fastidio acustico delle voci dei contestatori. “la mia scorta sarà la gente” aveva detto Renzi assumendo la carica di presidente del Consiglio.

Invece la carica l’hanno subita ieri un gruppetto di universitari di estrema sinistra che contestavano rumorosamente l’inaugurazione dell’anno accademico con il premier di Rignano. E siccome nei tafferugli i manganelli non possono distinguere tra pessimi elementi e manifestanti occasionali, a farne le spese è stato anche il professore Ignazio Buttitta, molto più avvezzo alle opere letterarie  che hai documenti politici dei collettivi autonomi.

Stesso scenario da immotivato stato d’assedio nel pomeriggio a Trapani. Anche qui la polizia è stata costretta a reprimere un accenno di contestazione da parte di una cinquantina di manifestanti. Anche in questo caso a debita distanza dal cinema Ariston, non fosse mai che alle delicate orecchie di Matteo Renzi fosse arrivata l’eco di uno slogan anche leggermente critico.

Della visita di Renzi in Sicilia, al di là degli ormai consueti annunci conditi da battute e calembour, resterà l’immagine di città immotivatamente militarizzate. La cupidigia di servilismo di qualche dirigente romano, sommata alla vanità ed alla insicurezza di un premier che sa di essere ormai molto distante dalle lunghezze d’onda del consenso, hanno determinato un quadro plasticamente tetro. Anche fisicamente, non si era mai visto un presidente del Consiglio “sterilizzato”, tenuto volutamente lontano dalla gente per timore, non dell’incolumità o della contestazione violenta, ma del semplice dissenso. Una brutta pagina, l’ennesima, per il nostro Paese.