L’ammiraglio De Felice: “L’equipaggio della nave Mare Jonio rischia l’estradizione in Libia”

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nicola de felice

Con in sequestro nel porto di Lampedusa della nave Mare Jonio, della Ong “Mediterranea Saving Humans”, scoppia un altro caso in tema di salvataggio dei migranti. L’ipotesi di reato contestato alla missione guidata dall’ex no global Luca Casarini, è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Abbiamo chiesto all’ammiraglio di divisione Nicola De Felice, già comandante di importanti unità navali della Marina Militare ed ex numero uno di Marisicilia un parere sulla vicenda.

Ammiraglio, sulla base della sua esperienza professionale in Italia e all’estero, si può davvero ipotizzare che la nave Mare Jonio abbia agito al di fuori delle leggi vigenti?

“Con il modus operandi del comandante e dell’armatore della nave battente bandiera italiana Mare Ionio della Ong Mediterranea si può ragionevolmente ipotizzare una molteplice deliberata violazione dei trattati internazionali e delle leggi nazionali in materia di salvaguardia della vita umana in mare, di ricerca e soccorso, di diritto del mare, della normativa europea, delle convenzioni internazionali di sorveglianza delle frontiere marittime e di contrasto all’immigrazione illegale”.

Quindi l’ipotesi di reato, secondo lei, non sarebbe soltanto relativa alla legislazione italiana, ma potrebbe coinvolgere anche altri ordinamenti giuridici? 

“Fermo restando che lo Stato italiano – organismo politico ed economico dove si realizza la comunità del popolo italiano – ha tutti i diritti (e doveri) di tutelare gli interessi nazionali, non si può non sanzionare quelle condotte esplicitamente dirette alla strumentalizzazione da parte di trafficanti di esseri umani della doverosa attività di salvataggio al fine di perseguire lo scopo ultimo del passaggio illegale in Italia dei migranti, spesso obiettivo necessario per il conseguimento del profitto illecito discendente o correlato con un’attività criminosa posta in essere. Occorre oggettivamente porre inoltre in risalto gli aiuti provenienti dalla stessa UE verso quelle Ong che operano nel settore, giunti a 11 miliardi di Euro nel 2018. Ma procediamo con ordine. Nel caso in questione, la nave ha effettuato il soccorso in un’area SRR (Search and Rescue Region – area di responsabilità) non italiana di un’imbarcazione con migranti a bordo ed ha disatteso, in violazione del diritto internazionale del mare (Convenzione di Amburgo), le direttive delle competente Autorità SAR libica che avrebbe dovuto assumere il coordinamento dell’evento, effettuando il soccorso d’iniziativa e dirigendosi verso Lampedusa. La nave Mare Ionio ha infatti diretto sorprendentemente la prora verso l’Italia richiedendo alle Autorità italiane un place of safety invece che al governo libico, Tunisino o  Maltese essendo questi porti molto più vicini e certamente sicuri. La nave ha navigato autonomamente e deliberatamente verso l’Italia e quindi verso le frontiere marittime europee, mettendo peraltro in potenziale pericolo la propria sicurezza nella navigazione e quella dei suoi passeggeri, ricordiamo che la Mare Ionio non è una nave di salvataggio e non è una nave trasporto, ma un vecchio rimorchiatore d’altura, omettendo di ricercare un luogo di sbarco prossimo alle coordinate geografiche dell’intervento. Il comandante ha poi glissato sulle reali condizioni del mare, ha avvisato le autorità competenti libiche dopo aver fatto il soccorso e non prima come dovuto, non ha ottemperato al fermo delle macchine disposto dalla motovedetta della guardia di Finanza, responsabile dell’ordine pubblico nelle acque territoriali italiane, ipotizzando per questo ultimo evento il reato di inosservanza del provvedimento legalmente dato dalla Autorità italiana per ragioni di giustizia, o di ordine pubblico o d’igiene punibile come minimo con l’arresto fino a tre mesi (articolo 650 del Codice Penale)”.

Una serie di reati che vanno oltre quello ipotizzato dalla Procura di Agrigento che ha disposto il sequestro nel porto di Lampedusa della nave Mare Jonio…

“Certamente. Gli articoli 17, 18 e 19 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare autorizzano lo Stato costiero ad emanare il divieto del passaggio “non inoffensivo” nei casi di violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nell’ordinamento giuridico. Le stesse direttive sono riprese nell’articolo 83 del Codice italiano della Navigazione; inoltre, lo Stato italiano può richiedere il rimborso delle spese sostenute dalla nave in questione per le sue attività prima e dopo l’approdo nel porto (articolo 84 del Codice), da non sottovalutare visti gli sforzi e gli assetti di uomini e mezzi utilizzati per assicurare l’ordine e la sicurezza”.

E rispetto alle inadempienze verso l’Autorità libica cosa ci si può attendere?

“In termini giudici è perfettamente ipotizzabile che Tripoli possa far valere il diritto di richiesta di estradizione dell’equipaggio della nave avendo lo stesso non ottemperato alle richieste di arresto della Guardia Costiera di quello Stato che peraltro aveva il diritto di inseguimento e di cattura della nave Ong, essendo quest’ultima sospettata di aver violato leggi o regolamenti nazionali anche per traffico di migranti irregolari (articolo 111 della Convenzione sul diritto del mare dell’ONU). I nostri marò Girone e Latorre non sono per caso stati estradati in India?”