L’Ammiraglio De Felice: “Lo Stato di Bandiera delle navi Ong è il responsabile dell’asilo dei migranti”

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nicola de felice

Inizia oggi la collaborazione con noi dell’Ammiraglio di Divisione, Nicola De Felice. Già comandante di importanti unità navali, è stato dal 2015 sino alla fine del 2018 al vertice di Marisicilia. L’alto ufficiale della Marina offrirà il suo contributo culturale e di esperienza professionale in materia di sicurezza della nazione, gestione del fenomeno immigrazione e leggi del mare.

A proposito delle recenti polemiche sulla nazionalità delle navi delle Ong che operano nel Mediterraneo occorre dire preliminarmente che uno Stato può concedere la sua bandiera solo se esiste un “legame sostanziale” tra la nave ed il suo ordinamento nazionale. Questo è quanto dettato dalla “Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”.

Ogni imbarcazione è quindi soggetta in alto mare (cioè fuori dalle acque territoriali di ogni singolo Stato) alla esclusiva giurisdizione dello Stato del quale porta la bandiera.

Un esempio storico è la vicenda della bandiera inglese di San Giorgio, nata dalla concessione che a suo tempo la Repubblica di Genova fece ai mercanti d’Oltremanica. Gli inglesi volevano transitare nel Mediterraneo senza essere depredati dai pirati berberi. Ponendo a riva la bandiera genovese passavano sotto la giurisdizione (e la protezione) della “Superba” che aveva preliminarmente negoziato il libero transito con quei pirati.

Tornando ai tempi d’oggi, in caso di dubbi o indizi di mancanza di nazionalità di una nave – ovvero di ipotesi di traffici illeciti – le navi da guerra di qualsiasi Stato possono, in forza dei poteri loro assegnati, sottoporre tali navi alla verifica del loro traffico e della loro nazionalità. Se la nave è in difetto, deve essere catturata ed il comandante ed il suo equipaggio arrestati.
L’articolo 13 del trattato di Dublino del 2013 prevede che sia lo Stato membro dell’UE dove è avvenuto il passaggio illegale ad essere competente per l’esame della domanda di protezione internazionale. In pratica è lo Stato della bandiera della nave responsabile dell’asilo.

Aldilà della scellerata norma inserita nelle funzioni dell’operazione militare dell’UE “Sophia”, non esiste una valida e logica ragione per la quale una nave battente bandiera non italiana debba – magari d’intesa con gli scafisti – far sbarcare i i migranti in Italia.

Il primo approdo è la nave che li recupera in mare. Tutte le navi oggi sono normalmente sicure e possono navigare in totale sicurezza e velocemente anche verso il nord Europa ovvero verso lo Stato di Bandiera. Nulla vieta peraltro di sbarcare i migranti, per esempio, a Marsiglia per poi portarli nello Stato di Bandiera come l’Olanda.

Se una nave non dichiara apertamente la sua nazionalità ovvero se lo Stato di Bandiera interpellato non conferma la soggezione di quella nave al suo ordinamento giuridico, quella nave è a tutti gli effetti potenzialimente soggetta ad ispezione in mare. Si tratta di “navi pirata” ed è soggetta all’ordinamento dello Stato della nave da guerra che la cattura.

Le navi ONG sono finanziate secondo un business che oggettivamente incoraggia – una nuova ed inedita tratta di schiavi. La superficialità e la mancanza di vigilanza da parte dello Stato che concede la bandiera vanno evidenziate e tali Stati redarguiti e multati. Le navi non in regola vanno catturate, gli equipaggi arrestati. L’ operazione “Sophia” ha le funzioni per fare questo. L’Italia può e deve farsi valere, imporsi in base al trattato ONU affinché siano rispettate le regole.

Ammiraglio di Divisione Nicola De Felice