L’ammiraglio De Giorgi: “Walter Biot ha creato un danno d’immagine più che ‘tecnico'”

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“L’arresto in flagranza di reato, il 30 Marzo, del capitano di fregata Walter Biot, mentre passava a un agente russo informazioni ‘classificate’ in cambio di danaro, riporta all’attenzione dell’opinione pubblica con grande intenzionale clamore un caso di spionaggio a favore di una potenza straniera. Non conosco l’estensione delle compromissioni causate in termini di violazione del segreto in particolare per quanto riguarda la sensibilità delle informazioni cedute ai russi”. Lo scrive l’ex capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe De Giorgi in suo articolo sul proprio sito.

“Viste le cifre in gioco – spiega – non credo che il danno ‘tecnico’ sia grave, mentre lo è in termine di immagine per l’Italia e per la Difesa, anche se è bene ricordarlo il problema dell’infedeltà da parte di personale militare si è registrato nella maggioranza delle nazioni, sia del blocco occidentale sia di quello orientale. Tolta la motivazione ideologica, i servizi di spionaggio agganciano le loro ‘vittime’ di massima sfruttando le loro vulnerabilità materiali e morali, debiti e relazioni sentimentali clandestine e improprie, spesso con agenti segreti specializzati in materia. Le prime richieste riguardano informazioni apparentemente innocenti, come elenchi telefonici degli Stati Maggiori, banali ordini di servizio, vecchi telegrammi di operazioni finite da tempo, Alla vittima di turno sembra un gioco senza rischi, ottenere soldi per così poco…”.

“Ma è la consegna in sé di documenti di servizio a un agente straniero a essere compromettente per la vittima – aggiunge – in caso di scoperta. Spesso l’agente straniero (il cosiddetto ‘handler’) dirà di essere costretto dai suoi superiori a chiedere di più, di essere a sua volta in grave difficoltà, la sua famiglia in pericolo etc.. Prometterà che sarà l’ultima volta e si mostrerà generoso, fornendo premi in denaro e utilità varie”.

“Il caso del Cf Biot – scrive ancora De Giorgi – nonostante il grande clamore mediatico non dovrebbe fare scalpore più di tanto. Si tratta di una storia di ordinario spionaggio, interrotta dall’intervento del controspionaggio italiano quando l’Autorità preposta lo ha ritenuto necessario. E tuttavia potrebbe essere l’occasione per un riesame dell’organizzazione deputata al rilascio del ‘nulla osta di sicurezza’ che nel caso in esame ha rilasciato la certificazione necessaria al CF Biot per essere impiegato nel suo incarico allo Stato Maggiore della Difesa e prima nello staff della Ministra Pinotti”.