Lampedusa, Bartolo avvia il progetto “Sanità di Frontiera”

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Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa protagonista di Fuocoammare, ha dato il via al progetto “Sanità di frontiera”. Per cinque giorni medici, docenti e allievi si sono confrontati scambiandosi esperienze, competenze e best practice sul tema dell’immigrazione. Si tratta di un corso di Educazione Continua in Medicina “Salute e migrazione: curare le persone oltre i confini”. Ne seguiranno altri.

A corredare il corso anche visite alle strutture di accoglienza dell’isola, al poliambulatorio di Lampedusa diretto proprio da Bartolo, al Centro di Primo Soccorso Accoglienza Cpsa e alle navi della Marina Militare e della Capitaneria di Porto, assistendo anche ad uno sbarco dopo una traversata nel Mediterraneo. A tenere gli incontri docenti provenienti dalle più rilevanti realtà connesse al mondo della medicina, della psicologia e della mediazione culturale delle migrazioni, insieme a Oms, Medici Senza Frontiere, Iss, Emergency, Asp6 di Palermo, Regione Sicilia, UNHCR, Croce Rossa Italiana, Simm – Società Italiana Medicina delle Migrazioni, Inmp, Save the Children, Marina Militare, Guardia Costiera e tanti altri esponenti delle maggiori realtà impegnate per i migranti riuniti a Lampedusa, con oltre 30 medici, psicologi, infermieri, mediatori culturali e assistenti sociali per il progetto di formazione e scambio di best practice. Il progetto “Sanita’ di Frontiera” non si esaurisce qui.

Oltre agli altri corsi che saranno replicati durante il 2017, si articolera’ in altre tre fasi: l’istituzione di un’alta scuola di formazione per medici, dipendenti Asl e organizzazioni del settore, anche grazie al supporto del medico simbolo di Lampedusa Pietro Bartolo, protagonista del film documentario “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi, Orso d’oro al festival di Berlino e recentissimo vincitore dell’Efa – European Film Award come miglior documentario; la realizzazione di una piattaforma digitale finalizzata alla condivisione dei dati sanitari relativi ai migranti con una cartella clinica condivisa, accessibile da remoto, in modo tale che anche altri medici siano sempre informati sul loro stato di salute e sulle vaccinazioni già fatte; la creazione di Child Friendly Spaces a Lampedusa e a Roma per ricreare spazi a misura di bambino, dove i piccoli migranti possano sentirsi a casa e vivere serenamente la loro infanzia, oltre che assistenza sanitaria e psicologica sul campo e mediazione culturale. (ITALPRESS).