L’elezione di Miccichè provoca nel Pd siciliano strascichi di polemiche e veleni

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taglio dei vitalizi all'ars

I quattro voti in più – 39 rispetto ai 35 sicuri della coalizione di centrodestra – arrivati a Ginafranco Miccichè, eletto sabato pomeriggio, presidente dell’Ars, hanno fatto scatenare la bagarre. Polemiche che potrebbero avere non pochi strascichi nel prossimo futuro.

In soccorso del commissario di Forza Italia sono arrivati i due deputati di Sicilia Futura, Nicola D’Agostino ed Edy Tamajo e almeno due parlamentari del Pd. Ma i franchi tiratori tra le fila del partito di Renzi potrebbero essere stati quattro, secondo alcuni deputati regionali, considerate due sospette defezioni nella coalizione di maggioranza.

Ma a uscirne con le ossa rotte è soprattutto il Partito democratico siciliano, i cui deputati regionali avevano preso l’impegno di votare tutti assieme il collega Nello Dipasquale, che invece di ricevere 11 voti se ne è ritrovati 7 alla conta finale.

Il nuovo presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, il quale aveva dichiarato di aver “cercato un accordo palese con il Pd senza riuscirci”, dopo le voci che si sono susseguite tra sabato pomeriggio e domenica mattina, in una nota ha dichiarato “che con il ministro dello Sport, Luca Lotti, non c’è stato alcun accordo sulla eventualità di far confluire i voti dei deputati del Pd sulla sua candidatura alla presidenza del Parlamento siciliano. Il ministro Lotti – ha sottolineato Miccichè – mi ha telefonato dopo la mia elezione per augurarmi buon lavoro. Non c’è stata alcuna intesa con il Pd né con una parte di esso. In ogni caso, come ho già avuto modo di dire – ha precisato Miccichè – sarò il presidente di tutta l’Ars, non solo di chi mi ha votato”.

Intanto nel Pd è bufera con smentite categoriche, da parte di alcuni parlamentari, di aver “tradito” e la presa d’atto di altri della profonda spaccatura che attraversa il partito.  “Smentisco categoricamente ogni illazione che possa riguardarmi. Sono un uomo di partito leale, non certo un franco tiratore. Oltretutto, non avrei avuto alcun interesse di posizione a scegliere un candidato diverso dall’on. Dipasquale, appartenente peraltro alla nostra stessa area politica”, ha detto il deputato regionale del Pd Michele Catanzaro. “Si abbia, piuttosto, – ha aggiunto Catanzaro – il coraggio di dire che in questa vicenda ad uscire male è l’intero Pd, e questo deve fare riflettere, perché qui è in gioco l’azione di un partito, non certo quella di una singola corrente. E si abbia il coraggio di dire che situazioni come questa possono essere evitate solo in modo: abolendo il voto segreto. E’ questo quello che si vuole? Per me va benissimo”.

“E’ stata un brutta giornata per il Pd siciliano perché questa legislatura si apre con una spaccatura del suo gruppo, con alcuni che nel segreto dell’urna hanno favorito l’elezione del commissario di Forza Italia in Sicilia”, ha detto Giuseppe Berretta, parlamentare nazionale del Pd e responsabile siciliano dell’area che fa riferimento ad Andrea Orlando. “Il tentativo della dirigenza regionale del Pd di non fare i conti con la sconfitta elettorale non regge alla prova dei fatti, come risulta evidente anche dall’esito del voto per l’elezione del presidente dell’Ars – ha sottolineato Berretta -. Ci troviamo di fronte ad un partito che procede in ordine sparso, schiacciato sulle divisioni interne al gruppo all’Assemblea regionale, afono rispetto ai reali problemi dei siciliani”.

Di fatto “gravissimo” ha parlato il senatore Giuseppe Lumia che ha aggiunto: “Le distanze vanno prese in coro e da tutti, in Sicilia e a Roma. E’ l’epilogo disastroso di scelte strampalate e prive di qualunque idea politica che distrugge il Pd e il centrosinistra in Sicilia, ma con danni anche a livello nazionale. Il Pd ha bisogno di ben altro e di scelte più serie e capaci”.

“Non vedo cosa ci sia di male nel fatto che elementi del Pd abbiano votato per una carica istituzionale. Anche perché Miccichè è una personalità di garanzia e di primo piano. Purtroppo anche noi avremmo voluto partecipare, ma Bersani ce lo ha impedito a concorrere alla elezione dei presidenti di Camera e Senato. Le proposte Boldrini e Grasso non ci hanno consentito di esprimere il nostro contributo”, ha detto Paolo Romani, presidente dei senatori di Forza Italia.

Ma Miccichè dal  canto suo ha spiegato che il suo compiuto “sarà favorire il percorso della realizzazione del programma che i siciliani hanno votato con Musumeci per dare alla Regione una possibilità di sviluppo. Voglio essere garante dei diritti della maggioranza e dell’opposizione, ma soprattutto voglio essere garante della trasparenza”.

Infine, sabato pomeriggio durante la conferenza stampa aveva anche detto di aver chiamato al telefono Claudio Fava per rappresentargli la sua idea di modificare il nome e lo scopo di quella che fino ad oggi è stata la Commissione antimafia regionale. “Così com’è non va. Ho chiesto a Claudio Fava la disponibilità a confrontarci sulle modifiche e lui me l’ha data. Servirebbe piuttosto una commissione anticorruzione”. Quanto alla lotta agli sprechi, Miccichè ha detto: “Ho trovato molto avvilimento tra i dipendenti dell’Assemblea. Una qualsiasi impresa non può lavorare bene se i suoi dipendenti sono scontenti. Ho garantito a tutti che sarà mia cura rivedere le posizioni. Certo non farò operazioni per demagogia. Non continuerò a fare tagli per finire sul giornale. Sono contrario ai tagli senza logica. Piuttosto cercheremo di eliminare gli sprechi”.