Libri: l’avversione di Pirandello nei confronti dei legali nella raccolta “Contro gli avvocati”

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E’ intitolato “Contro gli avvocati” il volume, a cura di Salvatore Ferlita (137 pagine, 21editore, 15 euro), che raccoglie una decina tra opere e novelle di Luigi Pirandello, da cui si evince la nota avversione del drammaturgo agrigentino per i legali.

Cicerone descriveva i siciliani come “gente acuta e sospettosa, nata per le controversie”, dunque propensa alle polemiche e a rivolgersi agli avvocati, mentre Pirandello ammoniva: “l’uomo che ricorre alla legge sa, invece, di cacciarsi in una trappola”. Pirandello fa un gioco sottile e malizioso di bilanciamenti e contrappesi che raggiunge il culmine nel racconto “La giara”. Il protagonista, don Lollò Zirafa, ricorre così spesso al suo legale che si ritrova in regalo un codice affinché cerchi da solo il fondamento giuridico alle liti che desidera intentare.

“Pochi avvocati si sottraggono al giudizio spietato di Pirandello per il quale si muovono – scrive Ferlita nell’introduzione – per piegare il diritto alle esigenze più disparate. Ma anche per far spesso un torto alla vittima, nella ferma convinzione che a prevalere in un processo non può che essere l’iniquità”.

In base a questo fermo convincimento dell’autore di Agrigento la giustizia è vista come un ingranaggio disumano che alimenta non solo apprensione, ma soprattutto sfiducia. E lo fa inseguendo una sorta di utopia con la quale immagina che, almeno in Sicilia, possa esistere un luogo in cui le persone, a prescindere dalla posizione nella scala sociale, possano trattare tra loro senza bisogno di ricorrere alla legge.