L’ultima tentazione dei moderati, un poker di donne in Sicilia

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Quattro donne  (o almeno una di esse) in campo per il polo moderato in Sicilia. Un poker rosa per rianimare la politica siciliana. Fantasie? indiscrezioni? Chissà, eppure la suggestione è forte. Il centrodestra, almeno quello che ne rimane su piazza, sta tentando di organizzarsi con una proposte convincente. Le prossime elezioni per il Comune di Palermo e la Regione Sicilia sono all’orizzonte. La strategia dei leader regionali è chiara e l’ha illustrata Gianfranco Miccichè poco più di una settimana fa.

“Bisogna ricompattare tutti i moderati siciliani attorno ad politico e a un candidato unico” – ripetono come un mantra i coordinatori regionali del centrodestra. Facile a dirsi, un po’ meno meno a farsi. Con Alfano nelle pesti per le intercettazioni e i mal di pancia del suo partito, D’Alia disorientato e riluttante, la componente più a destra dei moderati che spara a palle incatenate e Nello Musumeci che da anni si macera ai blocchi di partenza per la corsa a Palazzo d’Orleans, le prospettive non appaiono rosee.

Eppure a Miccichè e soci potrebbe venire proprio dall’altra metà del cielo una soluzione capace di riunire le anime dei moderati ovunque collocati. “Vedrei bene un presidente donna” aveva detto giorni fa Cuffaro in un’intervista. Si sa, da qualche tempo l’esegesi del “Totòpensiero” è una delle attività più in voga dalle parti del centrodestra siciliano. Ecco perché, in questo scenario, a metà tra l’indiscrezione e la suggestione individuiamo quattro donne. Personaggi che, con caratteristiche e motivazioni diverse, potrebbero sentirsi chiamate in causa.

Non è  un mistero il fatto che Stefania Prestigiacomo sia stata più volte indicata da Forza Italia come possibile candidata alla presidenza della Regione. L’ex miss Parlamento fu scoperta nel 1994  da Gianfranco Miccichè che la volle in un collegio blindato. Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti e lei ormai è una veterana della politica. Nel suo profilo non manca nulla, deputato nazionale di lungo corso, ex presidente dei giovani industriali di Siracusa, è stata due volte ministro. Ha seguito il mentore Gianfranco nell’avventura di “Grande Sud”, salvo poi rientrare precipitosamente tra i berlusconiani. La Regione la conosce anche per motivi genetici, essendo nipote dell’ex presidente Dc, Santi Nicita. Un atout quest’ultimo, che potrebbe allettare tantissimo i nostalgici del Biancofiore sparsi in giro per i partiti attuali e convincerli a riunirsi.

Dopo le parole di Cuffaro un pensierino a se stessa, magari vergognandosene un po’, l’avrà fatto anche Giusy Savarino. La portavoce del movimento “#Diventerà Bellissima” è la battagliera amazzone che ha lanciato, non più di due settimane fa, la candidatura di Nello Musumeci per Palazzo d’Orleans. Figlia di Armando, già sindaco centrista di Ravanusa, Giusy ha la politica e lo scudocrociato nel sangue. Avvocato, due legislature all’Ars, ha animato il movimento “Amunì” con l’obiettivo di scuotere il centrodestra. Poi la scelta di sposare la causa del presidente della commissione regionale Antimafia. Ma Giusy fin da ragazzina ha ascoltato più dibattiti di Casini e Cuffaro che comizi di Fini e Lo Porto. Naturale quindi che il richiamo cuffariano alla candidatura femminile non possa, anche in maniera subliminale, che ingolosirla. Magari nella speranza di essere punto d’equilibrio tra il suo nuovo leader Musumeci e i centristi.

Discorso a parte per Gabriella Giammanco. A differenza della Prestigiacomo e della Savarino, la sua storia politica è recente. Parte dal giornalismo televisivo per approdare a Montecitorio nel 2008. Insospettisce il suo recentissimo attivismo che la porta a presenziare a convegni locali, incontri referendari e assemblee sul futuro del Comune di Palermo. Ha persino presentato alcune interrogazioni e proposte di legge su temi legati al suo territorio d’elezione. Si è da poco collegata con il giovane deputato regionale Vincenzo Figuccia, competitor elettorale di Giuseppe Milazzo, neo coordinatore cittadino di Forza Italia. Probabilmente ancora “acerba” per Palazzo d’Orleans, potrebbe coltivare l’ambizione di essere la puntata berlusconiana per il dopo-Orlando. Una possibilità che potrebbe materializzarsi soltanto con la vittoria del “No” al referendum di ottobre. Se il Senato sopravviverà,  Francesco Scoma abbandonerebbe la corsa verso Palazzo delle Aquile per scegliere il più comodo Palazzo Madama.

La quarta donna del poker è un outsider di lusso. Una pura suggestione, ma confortata dagli auspici espressi a voce bassa da molti. Ovvero il ricorso ad una manager, distante dalla politica anche se non estranea. Barbara Cittadini è la presidente dell’associazione che rappresenta le cliniche siciliane. Gli studi sulla fecondazione assistita devono tutto al padre Ettore, luminare e assessore tecnico alla Sanità regionale agli albori del primo governo Cuffaro. Barbara è una manager di prim’ordine, schiva e poco incline al protagonismo. Ma, a parte la breve ed episodica esperienza in giunta del papà,  la politica gli è entrata in casa “per colpa” del marito, Dore Misuraca. L’ex deputato forzista, ora fedelissimo di Alfano è tra quelli che vorrebbero tornare nel centrodestra.

Lo schieramento moderato in Sicilia ha il problema di trovare un candidato nuovo e credibile. Una persona che rappresenti anche i transfughi di Ncd e Udc. Difficile trovare una sintesi, ma proprio quest’ultima ipotesi potrebbe prendere corpo alla fine della definizione di delicatissimi equilibri. L’ostacolo più ostico da superare, comunque, resterebbe l’idiosincrasia di Barbara Cittadini per i riflettori accesi.