Mafia: a 38 anni dall’agguato ricordato il giornalista Mario Francese

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Mafia: cerimonia nel trentottesimo anniversario dell’uccisione del giornalista Mario Francese. Il sacrificio del cronista, ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979, è stato ricordato in mattinata a Palermo con una cerimonia organizzata dall’Unione cronisti dell’Associazione della Stampa in viale Campania, sul luogo dell’agguato.

Erano presenti, tra gli altri, i familiari di Francese, la vedova Maria ed i figli Giulio e Massimo, il presidente dell’Ordine dei giornalisti Riccardo Arena, il presidente dell’Associazione siciliana della Stampa Giancarlo Macaluso, il presidente dell’Unci Sicilia Andrea Tuttoilmondo, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, il prefetto Antonella De Miro, i vertici della magistratura e delle Forze dell’ordine.

Il vicepresidente nazionale dell’Unione cronisti, Leone Zingales, sottolineando l’impegno professionale di Mario Francese ha aggiunto che il “coraggioso cronista non si e’ tirato indietro quando si è trattato di fare nomi e cognomi nei resoconti e nelle inchieste sugli affari e le alleanze tra mafiosi e apparati politico-imprenditoriali inquinati”. “Il sacrificio di Mario Francese – ha detto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – non è stato vano. La città gli è riconoscente e le giovani generazioni stanno raccogliendo i frutti del suo lavoro e del suo coraggioso impegno”.

Negli atti processuali, tra l’altro si legge: “Il movente del delitto Francese va ricercato nella sua attività professionale, nello straordinario impegno civile con cui egli ha compiuto una approfondita ricostruzione delle piu’ complesse e rilevanti vicende di mafia verificatesi negli anni ’70”. La sezione Unci di Siracusa, guidata dal fiduciario Francesco Nania, ha partecipato stamattina alla commemorazione di Mario Francese che si è svolta nel Giardino Cuti del capoluogo aretuseo, città natale del giornalista.

“Mario Francese fu ucciso dalla mafia il 26 gennaio di 38 anni fa. 6 colpi di pistola, sotto casa. Aveva commesso un grave “errore”: interessarsi con i suoi articoli dei Corleonesi e della loro nuova strategia mafiosa che guardava con grande interesse agli appalti. Lo ricordo bene: con quel suo fare ironico si intratteneva da me in procura cercando invano di carpire informazioni e raccontando quel che sentiva per le strade di Palermo. Nell’anniversario della sua morte voglio ricordare anche suo figlio Giuseppe. Sulle orme del padre divenne anche lui giornalista d’inchiesta per fare piena luce su quel che Mario aveva scoperto. Il giorno dopo la sentenza di primo grado che condannava gli assassini di suo padre scrisse un biglietto d’addio e si uccise, soffocato dal peso di un dolore indimenticabile. Ricordo entrambi per il loro coraggio, la loro passione e l’insopprimibile desiderio di verità che animò le loro vite”. Lo scrive su Facebook il presidente del Senato Pietro Grasso.