Mafia, Antonio Ingroia senza scorta è in pericolo: “Mi cercava figlia Riina”

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“Mi è stata tolta la scorta dopo 27 anni in modo burocratico, senza alcun confronto sulle attuali condizioni di rischio. Me ne sono lagnato formalmente con una lettera inviata prima all’allora ministro dell’interno, Marco Minniti, poi al suo successore, Matteo Salvini, senza ricevere alcuna risposta. E’ un fatto grave: io ero, sono e resto in pericolo”.

Lo dice all’Agi l’ex pm palermitano Antonio Ingroia, oggi avvocato, sulla decisione di revocare la sua scorta. Spiega che il 9 maggio gli è stata consegnata a mano la comunicazione da un funzionario della questura di Palermo con la quale lo si informava che “erano state revocate dopo 27 anni le misure di protezione, su decisione assunta, d’intesa con le prefetture di Palermo e Roma, dall’Ucis, l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale. Me ne sono lagnato in modo formale, a futura memoria, perché non si dica che nel silenzio abbia avallato una scelta così sbagliata nel metodo e nel contenuto. So che ogni misura di protezione viene revisionata sulla base della valutazione effettiva dei rischi, ma sempre interpellando il diretto interessato per sapere se esistano elementi nuovi”. Ebbene, scandisce Ingroia, “ci sono dei pericoli gravi e attuali.

Oltre ai numerosi progetti di attentati e minacce anonime registrati nel tempo, collegati alla sua attività di pm, Ingroia dice di avere citato nelle lettere a Minniti e Salvini “cose più recenti, come le dichiarazioni di collaboratori di giustizia secondo cui Cosa nostra, ‘ndrangheta e Servizi segreti avevano intenzione di eliminarmi e che sono stati frenati proprio dalla presenza della scorta; per non parlare delle telefonate anonime allo studio legale, a quelle singolari della figlia di Riina, Maria Concetta, che mi cercava, quando ancora il boss era vivo, e con cui non ho ritenuto opportuno parlare”.

Ingroia non è più pm, “ma da avvocato sono impegnato in processi contro i Graviano, la mafia, la ‘ndrangheta. E poi resto il pubblico ministero che ha creato il processo sulla ‘Trattativa’ il quale ha prodotto le prime dure condanne: e’ paradossale che, mentre nel corso del processo sono state giustamente rafforzate le misure di protezione ai magistrati impegnati nel procedimento, due settimane dopo la sentenza mi viene revocata la scorta, assegnandomi una vigilanza blanda e inutile, come quella di una Volante che vigila solo sulle mie uscite e sui miei rientri… Ripeto: un pentito dice che ci sono i Servizi e i boss che mi vogliono morto… resto in grave pericolo”. (AGI)