Mafia, a Catania sequestrati beni per 800mila euro al boss “Cavadduzzu”

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belmonte mezzagno

I carabinieri di Catania hanno sequestrato beni per un valore complessivo di 800mila euro a Francesco Ferrera, esponente di spicco delle organizzazioni mafiose della regione. In particolare è stato sequestrato un complesso immobiliare in Viagrande (formalmente attribuito al figlio Natale che, all’epoca dell’acquisto, era appena diciottenne e senza adeguati redditi autonomi) ristrutturato, ampliato e composto da un terreno (con annesso un piccolo locale) di oltre 1000 mq e da una piscina interrata lunga circa 10 metri circondata da palme; due appartamenti, con rifiniture di pregio, per circa 300 mq; un terreno agricolo di circa 1000 mq; un fabbricato rurale di circa 200 mq, adibito a frantoio e poi trasformato in sala riunioni; un vano garage per due posti auto. Sono stati sequestrati anche un vano garage per un posto auto in Acicastello (Catania), attribuito alla moglie Giacoma Letizia Puglisi, e i saldi attivi dei rapporti finanziari intestati ai componenti il nucleo familiare.

I giudici hanno disposto il sequestro dopo aver verificato la “pericolosità sociale” di Ferrera, derivata dal suo coinvolgimento in numerose vicende giudiziarie. La prima condanna definitiva nei suoi confronti risale al 1994 per il reato di associazione di tipo mafioso e per il reato di sequestro di persona. Nel gennaio 2017 Ferrera era stato condannato in primo grado a quattro anni dal Tribunale di Cataniaper il reato di associazione di tipo mafioso. Nelle indagini, denominate ‘Fiori Bianchi’, era emerso che l’uomo avrebbe fatto parte della famiglia catanese di Cosa Nostra, promossa e diretta al vertice da Benedetto Santapaola, Aldo Ercolano e Vincenzo Santapaola. In particolare le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia lo hanno indicato come appartenente all’associazione mafiosa ‘Santapaola-Ercolano’ alla quale era arrivato dopo avere fatto parte della famiglia Ferrera ‘Cavadduzzu’ dove ricopriva un ruolo di spicco. Il suo ruolo era progettare i traffici di stupefacenti e partecipava a riunioni associative con altri clan per risolvere questioni collegate a estorsioni a imprenditori.