Mafia: per il delitto Agostino la procura chiede l’archiviazione, polemiche

0
41
non si ferma l'indagine sulla morte dell'agente agostino

Mafia: la procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sull’omicidio dell’agente di polizia Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, uccisi a Villagrazia di Carini (Palermo) il 5 agosto 1989. Per il delitto, rimasto finora senza responsabili, erano indagati i boss Gaetano Scotto, Antonino Madonia e l’ispettore di polizia, con un passato nei servizi segreti, Giovanni Aiello, soprannominato “faccia da mostro” per una profonda ferita che gli deturpa il viso. La richiesta di archiviazione è stata firmata dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai pm Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Nino Di Matteo.

Inizialmente per il delitto erano indagati Scotto e Madonia, per i quali a dicembre del 2013 la procura aveva già chiesto l’archiviazione. L’istanza, però, venne rigettata dal gip che ordinò nuove indagini. Nel corso delle nuove attività emerse la figura di Aiello, già indagato, peraltro, per concorso in associazione mafiosa.

“L’attività di indagine svolta in esecuzione dell’ordinanza del gip – scrivono i pm nella nuova richiesta di archiviazione – non ha consentito di acquisire quegli auspicati riscontri individualizzanti in termini di certezza probatoria sufficiente a esercitare proficuamente l’azione penale e, successivamente, a resistere all’eventuale vaglio dibattimentale che si intendesse instaurare nei confronti dei tre indagati”.

“Ancora una volta mio fratello è morto. Dopo 27 anni siamo ancora in cerca della verità. E della giustizia. E’ arrivata un’altra pugnalata al cuore, la richiesta di archiviazione. Restiamo in piedi come sempre, a testa alta e con la schiena dritta. Noi. Dio è grande e a lui affido tutto”. Parla a nome della sua famiglia Nunzia Agostino, sorella di Nino, dopo la notizia della richiesta di archiviazione della posizione dell’ex poliziotto Giovanni Aiello. Nunzia, accanto ai suoi genitori Nino e sua madre, Augusta – hanno appreso la notizia della richiesta di archiviazione per “Faccia da mostro”, formulata dalla Procura di Palermo e depositata al Gip. “In questo momento mio padre è ammutolito, senza parole, cosa vuole che dica dopo questa pugnalata?”.

“Cara famiglia Agostino comprendo che oggi è un’altra sconfitta, un’altra pugnalata al cuore, ma sono convinta che passato questo momento di sconforto, continuerete a lottare con più forza di prima. Lo dobbiamo a Nino, Ida e a tutte le vittime innocenti uccise dallo Stato e dalla mafia. Non siete soli, c’è tanta gente che vi vuole bene e lotta assieme a voi. Mi stringo alla vostra famiglia con tutto l’affetto e la consapevolezza di ciò che si prova in questi momenti. Noi non ci arrenderemo mai!”. A scriverlo su Facebook è Angela Manca – madre dell’urologo Attilio Manca, trovato morto nel 2004 nella sua abitazione di Viterbo, presunta vittima di mafia.

La richiesta di archiviazione dell’indagine sull’omicidio dell’agente di polizia Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, uccisi nel 1989 nel palermitano, non chiude l’inchiesta su un delitto rimasto irrisolto. La Procura, che ha chiesto l’archiviazione del procedimento a carico dei boss Gaetano Scotto e Antonino Madonia e del poliziotto Giovanni Aiello, continua a indagare.

E’ pendente infatti un altro procedimento sul caso. Nella richiesta di archiviazione, inoltre, i pm che sostengono che le dichiarazioni, come quelle del pentito Vito Lo Forte, e gli indizi raccolti non siano sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio, esprimono comunque un pesante giudizio su Aiello.

“Soggetto certamente in contatto qualificato – scrivono – con l’organizzazione mafiosa Cosa nostra (se non addirittura intraneo)”. Aiello, agente di polizia vicino ai Servizi, nel procedimento era indagato per omicidio, avrebbe aiutato i killer a fuggire, e concorso in associazione mafiosa. Se le accuse di aver fatto da basista non sono sufficientemente suffragate da indizi, dunque, diverso è per quelle di mafia che, però, essendo relative agli anni 80 “dovrebbero ritenersi irrimediabilmente estinte per prescrizione”.