Mafia, il collaboratore di giustizia Santino Di Matteo: “Brusca in carcere”

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“Che cosa mi aspetto? Mi aspetto che il presidente di sezione dopo aver letto le carte, chiuda il fascicolo, domandi “ma di che cosa parliamo?” e decida di lasciarlo dov’è. In carcere”. Santino Di Matteo, ex mafioso e collaboratore di giustizia, ha sentito alla tv del ricorso in Cassazione presentato da Giovanni Brusca, l’uomo che 23 anni fa gli fece uccidere il figlio. Giuseppe, 15 anni ancora da compiere. Strangolato e gettato nell’acido.

Brusca chiede da tempo gli arresti domiciliari. E dopo aver collezionato una lunga serie di “no”, fa leva su un parere favorevole formulato di recente dalla procura nazionale antimafia. “Ma che razza di uomo è – dice all’AGI Di Matteo – uno che uccide, come ha fatto lui, un bambino? Uno che uccide, come ha fatto lui, una donna incinta? E’ incredibile che si possa solo pensare di fargli scontare a casa il resto della pena” (altri due anni, ndr). Quella casa dove Brusca, in occasione dei tanti permessi premio sinora goduti, trova il figlio ormai grande: “me li immagino, seduti sul divano, o a tavola, uno di fronte all’altro – continua Di Matteo – E non riesco a capire come il figlio possa non chiedergli “ma che uomo sei?”, possa non dirgli in faccia “mi fai schifo”. Errare è umano, perseverare è diabolico. Io ho fatto i miei errori, ne ho pagato il conto, sarà il Signore a giudicarmi. Ma una cosa è ammazzare quelli come te in quella che era una “guerra” di mafia, una cosa è prendersela con un ragazzo che non c’entra niente o addirittura con un bambino ancora nel ventre della madre. E’ da vigliacchi. Da bastardi. Chi lo fa merita di essere dimenticato, ignorato, buttato nel primo tombino. Non premiato”.

Il contributo delle dichiarazioni rilasciate da Brusca di cui parla la procura antimafia? “Anche su questo ci sarebbe da ridire. Non è mai stato veramente attendibile, ha fatto confusione, non ha detto davvero niente di nuovo. Quando qualche anno fa l’ho incontrato in un processo, a Como, ho afferrato il microfono e gliel’ho tirato addosso. Era l’unica cosa che potevo fare”. Furono gli agenti di polizia a evitare che entrassero in contatto. La difesa di Brusca sostiene che più volte il killer di Capaci ha chiesto perdono alle sue vittime. Ma pure questo lascia indifferente Di Matteo. “Brusca è un bugiardo. Lo è sempre stato. E nessuno gli crede dopo quello che ha fatto”. (AGI)