Mafia: le pressioni di Benedetto Bacchi per “sanare” i centri scommesse irregolari

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Benedetto Bacchi, titolare di oltre 700 agenzie di scommesse e giochi, da imprenditore avrebbe fatto pressioni perché venisse approvato un emendamento alla legge finanziaria del 2017 per riaprire i termini della sanatoria per i “punti” irregolari e abbassare la quota da pagare per regolarizzare i centri.

 

Il particolare viene fuori dall’inchiesta che oggi ha portato all’arresto di Bacchi accusato, tra l’altro, di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio. La vicenda è stata oggetto di accertamenti da parte degli inquirenti che, però, non hanno avuto esiti. E l’emendamento non è mai passato.

Le agenzie dell’imprenditore di Partinico, che aveva raggiunto una posizione di monopolio nella gestione del settore grazie a una sorta di accordo stretto con Cosa nostra, erano tutte senza concessione: da qui la necessità di usufruire della sanatoria.

“In pieno accordo con il mafioso Francesco Nania, Bacchi ha dato impulso a una serie di complici – scrive la polizia in una informativa che è stata depositata agli atti di un’altra inchiesta, quella sull’armatore trapanese Ettore Morace – al fine di veicolare a illustri uomini politici la promessa di una consistente quantità di voti a fronte dell’approvazione di un emendamento teso a salvaguardare gli interessi della famiglia mafiosa che rappresenta”.

Bacchi, intercettato, ne parla il 15 novembre del 2016 con l’imprenditore calabrese dello stesso settore Damiano Carelli. “Nel corso della conversazione Bacchi – scrive la polizia – confidava di aver appreso che probabilmente la situazione si sarebbe sbloccata a breve perché un deputato aveva presentato un emendamento riguardante la sanatoria con oltre 700 punti gioco”. “L’emendamento, prima bocciato, era stato ripresentato modificato e ritenuto ammissibile”, dice Bacchi a un imprenditore campano.

In effetti un primo emendamento, presentato dalla deputata di Ap Paola Binetti, era stato ritenuto inammissibile. Lo stesso era stato proposto dai deputati di Ap Paolo Tancredi e Filippo Picone e giudicato ammissibile. “Passa alla Camera oggi o domani”, dice l’imprenditore romano Mario Ciaccia a Bacchi il 17 novembre del 2016. “L’emendamento era proprio quello richiesto da voi nell’ordine del giorno”, aggiunge.

“L’emendamento normativo – spiega la polizia nella nota – era proprio quello che aveva richiesto Bacchi perché faceva riferimento ai 700 punti gioco, si rimanda a quanto già riferito circa le iniziative parlamentari intraprese dalla senatrice Maria Spilabotte (Pd) e Bruno Mancuso (Ncd) che avevano proposto la riapertura dei termini della sanatoria solo per i circuiti di scommesse con oltre 700 punti e con una forte riduzione del versamento previsto dall’originaria norma, suscitando delle perplessità poiché appariva una norma che agevolava solo un circuito di scommesse”.

Dopo pochi giorni Ciaccia richiama Bacchi e torna a rassicurarlo sull’approvazione dell’emendamento. Riportando quanto dettogli da un interlocutore di cui non fa il nome Ciaccia dice a Bacchi: “‘Mario, t’ho detto che è stato firmato dal relatore del Governo'”. Della vicenda parlano anche altre due persone Devis Zangara e Alberto Firenze, collaboratore del sottosegretario Davide Faraone, all’epoca presidente dell’Ersu.

“Parlando con un amico dice che “milleproproghe” non è una cosa di adesso, è una cosa che potrà avvenire”, dice Zangara. E Firenze risponde: “Vedi che si sta preparando il decreto “mille proroghe”… Stanno lavorando a questo”.

“La conversazione va messa in relazione con quella intercettata tra Firenze ed Eugenio Ceglia, atteso che in entrambe si fa riferimento alla possibilità di inserire l’emendamento nel decreto mille proroghe – scrive la polizia -. E’ evidente che Firenze aveva fatto sapere, attraverso canali non intercettati a Zangara di quanto appreso durante la mattinata da Eugenio Ceglie, collaboratore del sottosegretario al Miur Davide Faraone”. (ANSA).