Oltre un secolo di carcere per 10 tra boss e gregari dello storico mandamento della Noce di Palermo, accusati di associazione mafiosa, estorsione e intestazione fittizia di beni. La condanna è stata emessa dal gup di Palermo, Cristina Lo Bue, dinanzi al quale si è svolto il processo con il rito abbreviato.
L’accusa era rappresentata da procuratori aggiunti Salvatore De Luca e Annamaria Picozzi, e dai sostituti procuratori Amelia Luise e Roberto Tartaglia (ora consulente alla Commissione antimafia).
La pena più alta, 15 anni, è andata Giovanni Musso, ritenuto capo del clan della Noce. Fu lui, secondo i pm, a imporre a un sacerdote di benedire la festa del quartiere. I magistrati hanno accertato anche un suo ruolo nella rapina miliardaria messa a segno alle poste in via Roma nel 1995. Uscito di galera otto anni fa, ha scalato i vertici del mandamento. Come sede dei summit il boss aveva scelto una agenzia di scommesse e come suo vice Giovanni Di Noto, condannato oggi a 14 anni. L’inchiesta accertò una serie di estorsioni a commercianti della zona. Costretti a pagare anche gli ambulanti. Una delle vittima, però, decise di collaborare con gli inquirenti e raccontò le richieste di pizzo.
Il gup Cristina Lo Bue ha condannato: Giovanni Musso a 15 anni; Giovanni Di Noto, a 14 anni; Massimo Maria Bottino e Salvatore Pecoraro a 12 anni; Nicolò Pecoraro, figlio di Salvatore, a 11 anni e due mesi; Fabio La Vattiata, 11 anni; Salvatore Maddalena, 11 anni e due mesi; e Cristian Di Bella, 10 anni e 10 mesi; Francesco Alioto, 2 anni; Giulio Vassallo, 3 anni e 4 mesi e 3600 euro di multa. Sono invece stati assolti Calogero Cusimano e Andressa Cardella Dos Santos.




