Mafia: operazione “Cassandra”, 8 arresti tra Misilmeri e Belmonte Mezzagno

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Arresti per mafia tra Misilmeri e Belmonte Mezzagno. I carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di 8 persone accusate di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale.

Il blitz, coordinato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, è la prosecuzione di una inchiesta del Nucleo Investigativo di Palermo sul mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno che aveva portato in cella 19 persone, tra cui Filippo Bisconti, poi divenuto collaboratore di giustizia, e Salvatore Sciarabba, ritenuti co-reggenti della cosca, Vincenzo Sucato, reggente della famiglia mafiosa di Misilmeri, recentemente morto in carcere per Covid, e Stefano Polizzi, reggente della famiglia mafiosa di Bolognetta. L’indagine è andata avanti accertando il ruolo nel clan di Stefano Polizzi e Domenico Nocilla. Quest’ultimo, insieme al figlio Claudio, secondo le indagini faceva da autista a Sciarabba, che accompagnava in auto nei luoghi in cui il clan organizzava i summit.

Gli indagati sono accusati, ritenuti vicini al mandamento mafioso di Misilmeri e Belmonte, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsioni aggravate dal metodo mafioso e violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale. Alcuni degli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini erano già confluiti nel provvedimento di fermo d’indiziato di delitto emesso dalla Dda di Palermo ed eseguito il 4 dicembre 2018 – operazione ”Cupola 2.0” – con la quale era stata smantellata la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana, che si era riunita per la prima volta il 29 maggio 2018.

La complessa attività investigativa “rivelava uno spaccato della realtà mafiosa dell’area sud-est della provincia palermitana caratterizzata dalla presenza di due figure contestualmente a capo del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno: Sciarabba, storico uomo d’onore misilmerese, scarcerato nel 2014 e limitato nei movimenti dalla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Palermo cui era sottoposto”, spiegano gli inquirenti. E Bisconti, divenuto poi collaboratore di giustizia, dopo essere stato anch’egli arrestato nel corso dell’operazione ”Cupola 2.0”. Accanto a loro, demandati alla gestione delle varie famiglie mafiose, “emergevano Vincenzo Sucato e Stefano Polizzi, oltre a diversi uomini d’onore tra cui Stefano Casella e Giovanni Salvatore Migliore, affiliati alla famiglia di Belmonte Mezzagno – spiegano ancora gli investigatori – e Domenico Nocilla, affiliato alla famiglia di Misilmeri. Quest’ultimo veniva coadiuvato anche dal figlio Claudio per organizzare i movimenti di Salvatore Sciarabba per raggiungere luoghi sicuri dove incontrarsi con i consociati per discutere delle dinamiche intranee al sodalizio mafioso”.

C’è anche Vincenzo Sucato, l’anziano uomo d’onore palermitano morto di recente per Coronavirus in carcere, la prima vittima del Covid detenuto, nell’inchiesta che all’alba di oggi ha portato a otto arresti nel palermitano. Come hanno ricostruito gli investigatori è stata registrata una richiesta estorsiva di 12.000 euro ai danni di una ditta edile, impegnata nei lavori di costruzione di una palazzina a Misilmeri, “perpetrata da Salvatore Sciarabba e Giuseppe Bonanno, detto Andrea, ma anche dall’anziano uomo d’onore Vincenzo Sucato”, dicono gli inquirenti. Sucato era ristretto nel carcere di Bologna a seguito dell’esecuzione di “Cupola 2.0”. E’ morto il 2 aprile 2020.

Dall’inchiesta sulla mafia di Mislmeri e Belmonte Mezzagno emerge anche che il particolare di un imprenditore al quale erano stati rubati un camion e un escavatore che, per riottenere i propri mezzi d’opera, ha fatto ricorso “all’intermediazione di diversi esponenti mafiosi che, a fronte di una richiesta iniziale di 8.000 euro, riuscivano a diminuire la cifra, pretendendo e ottenendo per la restituzione 2.800 euro”, raccontano gli inquirenti.

Il clan progettava di realizzare anche una lista civica per condizionare il Comune di Misilmeri. Avevano pensato a una vera e propria lista civica in vista delle amministrative di Misilmeri del 2020 “senza partito”, come emerge dalle intercettazioni. Una lista con “i cristiani giusti”, con la gente giusta. E’ quanto emerge dall’operazione antimafia condotta dai Carabinieri di Palermo. I boss volevano creare una propria lista per potere trarre i propri vantaggi. Niente più appoggi a questo o quel politico, ma i propri candidati perché dei politici e dei partiti tradizionali non ci si può fidare.

Era Domenico Nocilla, storico affiliato legato a Salvatore Sciarabba, co-reggente insieme a Filippo Bisconti, del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, a caldeggiare al boss la manovra elettorale in vista delle elezioni di Misilmeri in programma nei prossimi mesi. Un progetto poi bloccato dal blitz “Cupola 2.0” che il 4 dicembre 2018 aveva smantellato la nuova commissione provinciale di cosa nostra palermitana, che si era riunita per la prima volta il 29 maggio 2018. C’era anche il nome giusto, perché il timore era che “se non c’è una candidatura giusta restiamo sempre fuori da tutte le parti”, da tutti gli affari, da ogni appalto. E “oggi come oggi, non c’è da fidarsi di nessuno, possono essere truffaldini, sbirri, infiltrati”, o semplicemente “sprovveduti”. Sciarabba era d’accordo, ma invitava il suo interlocutore a riparlarne più avanti, visto che mancavano ancora tre anni alle elezioni comunali del 2020. Non c’è stato tempo: i carabinieri sono arrivati prima.

L’inchiesta ha svelato i retroscena di due summit organizzati da Sciarabba a casa di Carlo Noto, imbianchino, incensurato, sfuggito all’arresto perché da un anno vive negli Stati Uniti. Uno degli incontri è stato intercettato dai carabinieri che hanno registrato le conversazioni del presunto boss. Dialoghi da cui emerge il ruolo, occupandosi di tutte le questioni del clan: come la necessità di ostacolare un imprenditore edile che forniva il cemento nel comune di Bolognetta senza il permesso di Cosa nostra. La vicenda venne risolta e, su ordine di Sciarabba, Stefano Polizzi, al vertice della famiglia mafiosa di Bolognetta, impedì fisicamente ai camion dell’imprenditore di entrare sia nel territorio controllato dalla cosca che in quello del Comune di Marineo, facendo in modo che, da quel momento in avanti, le imprese si rivolgessero ad altre aziende per la fornitura del cemento.

Sciarabba, inoltre, emerge dalle intercettazioni, avrebbe scontato il pizzo a un fornaio che aveva subìto un grave lutto familiare. Ascoltando in diretta il summit, i carabinieri hanno anche accertato che Nocilla, dopo aver chiesto l’autorizzazione a Sciarabba, avrebbe rilevato un negozio per farci lavorare i figli.

Il provvedimento è stato notificato in carcere a Salvatore Sciarabba, 69 anni, e Giuseppe Bonanno detto Andrea, 60 anni, entrambi detenuti. Stefano Casella, 41 anni, già ai domiciliari, è finito in carcere, Carlo Noto, 54 anni, è sfuggito alla cattura perché come detto vive negli Usa. Arrestati Claudio Nocilla, 45 anni, Alessandro Imparato, 43 anni. Per Giuseppe Rizzo, 71 anni, e Giuseppe Contorno, 71 anni, sono stati disposti i domiciliari.