Mafia: operazione Oro Bianco nell’Agrigentino, 12 arresti, svelato il “paracco”

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Operazione “Oro Bianco” nell’Agrigentino, dove all’alba, i carabinieri del comando provinciale di Agrigento, fra Licata, Palma di Montechiaro e Favara hanno eseguito 35 provvedimenti cautelari di cui 12 arresti in carcere per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso. L’operazione è coordinata dalla Dda di Palermo.

L’accusa per gli indagati è di essersi avvalsi della forza di intimidazione del vincolo associativo e delle condizioni di assoggettamento ed omertà che ne derivano per commettere gravi delitti, acquisire la gestione o il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici e procurare voti eleggendo propri rappresentanti in occasione delle consultazioni elettorali. Tra gli arrestati figurano fiancheggiatori di Giovanni Brusca, appartenenti alla famiglia Stiddara che uccise barbaramente il Giudice Rosario Livatino e politici locali.

Fra i destinatari delle misure cautelari, richieste dalla Dda di Palermo ed eseguite dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Agrigento, c’è anche un consigliere comunale di Palma di Montechiaro. L’operazione antimafia è stata effettuata con l’impiego di oltre 200 unità dell’Arma territoriale, dello squadrone Cacciatori, dei nuclei cinofili ed elicotteri.

Fra i 12 arrestati dell’operazione “Oro bianco”, 11 sono finiti in carcere e uno ai domiciliari. I provvedimenti sono stati firmati dal gip del tribunale di Palermo su richiesta del procuratore aggiunto Paolo Guido e dei sostituti Calogero Ferrara, Pierangelo Padova, Claudio Camilleri e Gianluca De Leo. Fra gli arrestati anche Rosario Pace, considerato il capo, e il consigliere comunale di Palma di Montechiaro Salvatore Montalto. Tra i tentativi di estorsione svelati dall’indagine dei carabinieri ci sarebbe quello ai danni del gruppo di imprese che si è aggiudicato un appalto da due milioni e trecento mila euro nell’ambito del “Contratto di quartiere”.

Determinanti, per l’inchiesta che ha portato all’operazione “Oro bianco”, sono state anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta di Favara. Quaranta ha spiegato che “a Palma di Montechiaro a gestire ogni cosa c’è Rosario Pace, inteso ‘cucciuvì”. I rapporti con il reggente della famiglia mafiosa di Cosa Nostra di Palma di Montechiaro – stando a quanto emerge dall’inchiesta – sono di stretta collaborazione. Quella scoperta a Palma di Montechiaro non è la tradizionale Cosa Nostra, ma ne ricalca lo schema organizzativo. Ed è per questo che la Procura di Palermo contesta il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Il “paracco” è gruppo criminale che non fa parte di Cosa Nostra, ma ne ha tutte le caratteristiche organizzative. Come la stidda si affianca alla mafia, di cui subisce l’autorità, ma si muove in autonomia. Quaranta ha descritto le “famigghiedde” costituite da una decina di persone, i “paraccari”, e hanno una struttura gerarchica composta da capi, sottocapi, capidecina e tutti si mettono sotto l’ombrello di protezione dell’associazione criminale.