Mafia: Polizia ancora a casa di Bruno Contrada, ma la Procura di Reggio Calabria precisa

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Si sono presentati a casa sua alle otto di mattina. Hanno detto di essere poliziotti. Gli hanno chiesto di esibire agende e documenti e stavano per interrogarlo. Bruno Contrada, ex numero due del Sisde con un travagliato passato giudiziario, si e’ rivolto al suo legale che è immediatamente arrivato.

“Non avevano alcuna delega dell’autorità giudiziaria, né hanno esibito un invito a comparire o un decreto di perquisizione, quindi sono stati invitati ad andarsene”, spiega il difensore, l’avvocato Stefano Giordano. E’ la seconda volta in una settimana che Contrada, a cui da poco la Cassazione ha revocato una condanna a 10 anni per concorso in associazione mafiosa, riceve la visita degli ex colleghi.

A mandarli è la Procura di Reggio Calabria che indaga su un patto stretto tra mafia e Cosa nostra, negli anni delle stragi del Continente, per destabilizzare lo Stato. Un’ipotesi suggestiva che richiama l’inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, approdata da tempo in un’aula giudiziaria, condotta dai pm del capoluogo siciliano. A Reggio Contrada non è indagato e infatti i magistrati che mercoledì scorso hanno disposto una perquisizione nella sua casa palermitana e nella casa del fratello a Napoli, lo avrebbero voluto sentire come testimone.

“Oggi si sono verificate gravi violazioni di legge e sono stati inviati segnali inquietanti. La polizia di Reggio Calabria ha provato a sentire come testimone Contrada senza che a questi fosse notificato l’invito a comparire e senza delega scritta da parte dell’autorità giudiziaria”, commenta il legale dell’ex 007 che ha invitato gli agenti ad andarsene. In realtà gli ufficiali di pg di lasciare l’abitazione di Contrada, a cui hanno chiesto anche vecchie agende, non volevano saperne. Dopo un lungo tiramolla e dopo che il legale ha chiamato i carabinieri però hanno desistito.

“E’ una vicenda dai contorni inquietanti. Chiederò un incontro al capo della Polizia, Gabrielli, per raccontargli alcuni particolari rilevanti anche dal punto di vista disciplinare che riguardano i funzionari della Squadra mobile di Reggio Calabria che si sono presentati a casa di Bruno Contrada. Gli aspetti penali poi verranno approfonditi in altra sede”, afferma l’avvocato Stefano Giordano. “La prima perquisizione, il 26 luglio scorso – afferma – fu di notte. Una perquisizione che a Palermo ha dato per altro esito negativo mentre nell’abitazione di Napoli, in cui vive il fratello, è stato sequestrato un giornale del 1994 in cui si parlava di Contrada. Invece, si sono presentati alle 8 di mattina e solo alle 13 sono stato avvertito dallo stesso Contrada e mi sono precipitato a casa sua”, racconta l’avvocato.

Giunto nell’abitazione del suo assistito, il legale ha chiesto l’esibizione di una delega, dell’invito a comparire o del decreto di perquisizione mentre i poliziotti si apprestavano a redigere un verbale di interrogatorio. “Non avevano nulla di tutto ciò per cui – prosegue – li ho invitati a lasciare immediatamente l’appartamento. Sottolineando che non potevano fare nulla. Questo tira e molla e durato quasi un’ora. Sono stato costretto a chiamare i Carabinieri ai quali ho riferito l’accaduto”. Contrada – che a dire del suo avvocato – non aveva capito di essere sottoposto ad un interrogatorio ma, cosi’ come la volta precedente, non ha fatto alcun tipo di obiezione, anche per una forma di rispetto verso coloro che ritiene dei colleghi. Tuttavia, l’avvocato Giordano parla di “aspetti inquietanti”, di “abuso della pazienza altrui” e di uno “Stato di polizia”. Anche per questa ragione ha deciso di utilizzare Facebook per denunciare questa seconda perquisizione.

“Quella che si sarebbe dovuta svolgere a Palermo era soltanto un’attività di verifica e di approfondimento, su delega della Dda di Reggio Calabria, connessa alle indagini condotte nei giorni scorsi sulla ‘ndrangheta stragista”, fa sapere la Questura di Reggio Calabria. “Non c’è stata alcuna perquisizione – si aggiunge – in casa di Bruno Contrada, né c’era alcuna intenzione di farla”. Di perquisizione vera e propria si è trattato invece mercoledì. I pm di Reggio stanno cercando di approfondire i legami tra Bruno Contrada e l’ex agente di polizia con un passato nei Servizi, Giovanni Aiello, noto come “faccia da mostro”, indagato a Reggio per aver indotto un ex capitano dei carabinieri a mentire all’autorità giudiziaria.

“Contrada – scrivono i pm reggini nel decreto di perquisizione esibito mercoledì – è risultato essere la persona più strettamente legata ad Aiello nella Polizia di Stato”. L’ex 007, inoltre, dalle indagini avrebbe avuto contatti con un altro ex agente di polizia, Guido Paolilli, dopo che questi fu sentito su Aiello. Sia “faccia da mostro” che Paolilli sono stati indagati a Palermo per l’omicidio dell’agente Nino Agostino, ucciso insieme alla moglie nel 1989. Per Paolilli, che rispondeva di favoreggiamento, la procura chiese ed ottenne l’archiviazione. Aiello, accusato di omicidio, è ancora indagato dopo l’avocazione del fascicolo da parte della procura generale. (ANSA/AGI)