Stato-mafia, Procura impugna assoluzione ex ministro Mannino

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Il primo firmatario è  il procuratore della Repubblica, Franco Lo Voi, che pure non è formalmente titolare di un processo, quello sulla trattativa Stato-mafia, da lui “ereditato” dalla gestione Messineo-Ingroia dell’ufficio inquirente di Palermo.

L’assoluzione di Calogero Mannino viene impugnata dai pm del pool coordinato dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi: sentenza illogica, contraddittoria, viziata in fatto e in diritto; cosi’ Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene contestano la decisione del Gup Marina Petruzzella di scagionare l’ex ministro dc Calogero Mannino, accusato di avere avuto un ruolo nei presunti accordi tra pezzi delle Istituzioni e pezzi di Cosa nostra, nella stagione delle stragi del ’92-’93.

Centrale, secondo l’accusa, il ruolo dell’imputato, la cui posizione era stata stralciata rispetto al processo principale, perche’ lui – a differenza degli altri dieci imputati, oggi a giudizio in corte d’assise – aveva scelto il rito abbreviato: Mannino avrebbe infatti sollecitato i carabinieri del Ros a trattare con i capimafia per paura di essere ucciso. Un assunto contestato dalla difesa, la cui tesi era stata accolta in toto dal giudice Petruzzella, con il dispositivo (emesso il 3 novembre 2015) e con le motivazioni, depositate il 31 ottobre scorso, dopo quasi un anno, e racchiuse in 524 pagine. Ora, in 39 pagine, piu’ circa 300 di allegati, il pool contesta a sua volta la decisione della Petruzzella, sostenendo che sarebbero stati sottovalutati una serie di elementi di accusa che dimostrerebbero la piena partecipazione di Mannino a quelle tragiche vicende, che portarono lo Stato – secondo la Procura – a scendere a patti e a fare o promettere concessioni ai boss, in cambio dell’allentamento della pressione criminale e stragista.