Mafia: talpe Matteo Messina Denaro, carcere confermato per un investigatore

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Il tribunale del riesame di Palermo ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del tenente colonnello dei carabinieri, in servizio alla Dia di Caltanissetta, Alfio Marco Zappalà.

Il 56enne ufficiale era stato arrestato tre settimane fa, nell’ambito di un’inchiesta su presunte talpe del superlatitante Matteo Messina Denaro tra le forze dell’ordine. Con lui erano finiti in carcere l’appuntato dell’Arma Giuseppe Barcellona e l’ex sindaco di Castelvetrano Antonino Vaccarino.

Quest’ultimo nei giorni scorsi era stato rimesso in libertà con un provvedimento emesso sempre dal tribunale palermitano. Nei confronti di Zappalà le accuse mosse dai pm Pierangelo Padova e Francesca Dessì, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Guido, sono leggermente diverse rispetto a Vaccarino. Zappalà risponde infatti della presunta consegna a Vaccarino di una intercettazione tra due sospetti mafiosi, che fra di loro parlavano dei possibili rifugi del latitante del Trapanese.

Nei confronti dell’ufficiale e dell’appuntato c’è però una contestazione in più, quella di accesso abusivo al sistema informatico delle forze dell’ordine, dal quale sarebbe stata tratta la trascrizione dell’intercettazione poi consegnata a Vaccarino. Le motivazioni delle decisioni riguardanti quest’ultimo e quelle relative a Zappalà non si conoscono ancora.

Vaccarino tra il 2006 e il 2007 fu in contatto con Messina Denaro attraverso una serie di lettere in cui l’ex esponente democristiano (peraltro già condannato a 6 anni e sei mesi per stupefacenti) si firmava Svetonio e il latitante gli rispondeva con lo pseudonimo di Alessio. Nessuna misura fu adottata nei confronti di Vaccarino perché l’allora Sisde confermò che si trattava di un tentativo di avvicinamento concordato e gestito dai Servizi di sicurezza.