Stato-mafia, teste Pino Lipari: “Provenzano plagiato da Vito Ciancimino”

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Vito Ciancimino non è mai piaciuto

“Provenzano era plagiato da Vito Ciancimino. Sembrava che ci fosse un rapporto di sudditanza. Era Vito Ciancimino che diceva a Provenzano cosa fare. La sensazione era che se Vito Ciancimino avesse detto ‘buttati dal quinto piano’, Provenzano avrebbe aperto la finestra e si sarebbe buttato giu'”.

Così il geometra Pino Lipari , considerato il “consigliori” di Bernardo Provenzano, racconta i rapporti intrattenuti con i vertici di cosa nostra. Rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo – nell’ambito del processo sulla trattativa tra Stato e mafia – Pino Lipari ha anche sostenuto che “Vito Ciancimino non si poteva toccare per non urtare la sensibilita’ di Provenzano che si rivolgeva all’ex sindaco dandogli del lei e chiamandolo Vito. Mentre Ciancimino chiamava Provenzano per nome, Binu”.

Secondo Lipari, invece, che gia’ aveva raccontato queste storie ai magistrati di Palermo, mentre era detenuto nel 2002, “Riina non tollerava per nulla Vito Ciancimino e dopo un solo incontro, nel 1978, lo poso’ e ando’ via”. Fu incontro a tre – Lipari, Riina e Vito Ciancimino – in casa dell’ex sindaco mafioso. Riina secondo quanto riferito da Lipari voleva assegnati lavori di costruzione del palacongressi per agevolare i fratelli Costanzo.

“Vito Ciancimino fu categorico opponendosi alla richiesta di Riina che si alzo’ di scatto’ e se ne ando’. In ascensore Riina mi prese per la cravatta e mi avverti’: se in futuro – ha detto – ti chiedessi di portarmi da Vito Ciancimino non farlo perche’ altrimenti uccido sia te sia lui”. Spesso Provenzano andava direttamente a casa Ciancimino, in via Sciuti, a Palermo e “anche i figli di Vito Ciancimino erano presenti e sapevano che quello era Provenzano”. Lipari tuttavia incontrava anche il capo dei capi, Toto’ Riina, ma mai alla presenza di Provenzano: “non li incontravo mai assieme forse – ha detto – era una loro strategia”.