Mafia: Vito Nicastri non diede soldi a Matteo Messina Denaro, lo scrive il gup

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L’imprenditore di Alcamo Vito Nicastri non finanziò la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Lo scrive il gup del tribunale di Palermo Filippo Lo Presti, nella motivazione – depositata nelle scorse settimane – della sentenza che, l’1 ottobre 2019, condannò a 9 anni lo stesso Nicastri, detto “il signore del vento” per la sua particolare abilità manageriale nel campo delle energie alternative.

L’accusa mossa dalla Dda di Palermo era di concorso esterno in associazione mafiosa, reato per il quale è stato condannato, sempre a 9 anni, pure il fratello di Nicastri, Roberto.

L’imprenditore di Alcamo, secondo i pm Paolo Guido e Gianluca De Leo, sarebbe stato vicinissimo al boss di Castelvetrano, ma il giudice smentisce ora questo punto, pur condannando comunque gli imputati (in tutto otto) a pene severe, nonostante gli sconti previsti per il rito abbreviato.

Il processo, collegato a una inchiesta della Dia e dei carabinieri di Trapani, è denominato Pionica, perché incentrato su una forte speculazione realizzata grazie alla “disinvoltura affaristica” dei fratelli Nicastri, nella compravendita di un’azienda agricola che sorgeva nel fondo Pionica di Santa Ninfa (Trapani).

A parlare del presunto finanziamento era stato il pentito Lorenzo Cimarosa, oggi scomparso: Vito Nicastri avrebbe consegnato una busta piena di soldi destinata a Messina Denaro. La sua ricostruzione è però ritenuta contraddittoria dal Gup, che ritiene certo che Nicastri avesse pagato il capomafia di Salemi (Trapani), Michele Gucciardi: non è però sicuro, perché Cimarosa in un secondo interrogatorio si era smentito, se il plico arrivò al superlatitante, né se Nicastri sapesse della destinazione di quella somma. (agi)