Processo per la strage di Capaci, si pente il “pescatore d’esplosivi”

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Un nuovo pentito per fare luce sulla strage di Capaci. A collaborare con la giustizia è il pescatore Cosimo D’Amato, già condannato in abbreviato a 30 anni per l’attentato in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta. La notizia ,  è emersa questa mattina nel nuovo processo per la strage in corso davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta.

Il pm della Dda Stefano Luciani ne ha chiesto l’audizione. Sotto processo, con l’accusa di strage, ci sono i mafiosi Salvo Madonia e Vittorio Tutino, assieme a Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello. D’Amato, secondo l’accusa, è l’uomo che aiutò i componenti della cosca mafiosa di Brancaccio a reperire l’esplosivo da alcune bombe della seconda guerra mondiale rimaste in fondo al mare. Il processo d’Appello in abbreviato, che vede imputati anche Giuseppe Barranca e Cristofaro Cannella, condannati all’ergastolo in primo grado, comincerà il prossimo 14 ottobre.

Nei primi interrogatori agli inquirenti il neo collaboratore di giustizia Cosimo D’Amato ha detto di essersi pentito perché ha deciso di cambiare vita. Sulla strage di Capaci, invece, D’Amato sembra confermare il racconto di Gaspare Spatuzza sul coinvolgimento della cosca mafiosa di Brancaccio nel rinvenimento dell’esplosivo, da bombe inesplose risalenti alla seconda guerra mondiale e rimaste inutilizzate sul fondo del mare al largo della costa palermitana, utilizzato per confezionare l’ordigno che uccise Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. In particolare D’Amato punta il dito contro Giuseppe Barranca, Cristofaro Cannella, Cosimo Lo Nigro e lo stesso Gaspare Spatuzza. 

Attualmente D’Amato è imputato in appello per la strage di Capaci, dopo avere scelto di essere giudicato in abbreviato. Inoltre D’Amato è stato condannato all’ergastolo a Firenze in quanto ritenuto responsabile di avere fornito l’esplosivo utilizzato dai sicari di cosa nostra per gli attentati del ’93 a Roma, Firenze e Milano.