Mazzette nell’energia, l’indagine si estende ai palazzi della Regione siciliana

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Mazzette nell’energia, l’indagine sulla corruzione nell’ambito delle rinnovabili si estende. I particolari emergono dal filone d’inchiesta della Procura di Palermo relativo al giro di tangenti che riguarda il settore delle energie alternative e che vede coinvolti, tra gli altri, anche l’imprenditore dell’eolico di Alcamo Vito Nicastri e nel filone di Roma il sottosegretario ai Trasporti della Lega, Armando Siri.

“Il gruppo Arata/Nicastri oltre alla competenza tecnica nel settore delle rinnovabili dell’ex sorvegliato speciale alcamese (Nicastri ndr) ed alle sue conoscenze nei gangli amministrativi ha potuto far affidamento sulla importante rete di rapporti istituzionali facente capo a Paolo Arata” – scrivono i magistrati che si occupano dell’inchiesta.

E’ il professore universitario genovese Paolo Arata, infatti, il fulcro da cui passa l’indagine coordinata dall’aggiunto Paolo Guido e dal sostituto Gianluca De Leo. “Quest’ultimo ha fatto tesoro della sua precedente militanza politica in Forza Italia, per trovare canali privilegiati di interlocuzione con organi politici regionali siciliani – si legge del decreto di perquisizione – ed essere introdotto negli uffici tecnici incaricati di valutare, in particolare, i progetti relativi al bio-metano”.

Dalle attività di indagine, difatti, è emerso che “Arata ha trovato interlocutori all’interno dell’assessorato all’Energia, tra tutti l’assessore Alberto Pierobon, grazie all’intervento di Gianfranco Miccichè, a sua volta contattato da Alberto Dell’Utri (fratello di Marcello)”.

Non è tutto. Arata continuava a cercare contatti per velocizzare e sbloccare le sue pratiche. “Poi, quando l’epicentro della fase amministrativa diveniva l’assessorato al Territorio e Ambiente (per la verifica di assoggettabilità del progetto alla Valutazione di impatto ambientale), Arata è riuscito ad interloquire – è quanto emerge dalle indagini – direttamente con l’assessore Toto Cordaro e, tramite questi, con gli uffici amministrativi di detto assessorato, dopo aver chiesto un’intercessione per tale fine a Calogero Mannino”.

All’interno dell’assessorato regionale all’Energia Arata e Nicastri possono far affidamento su almeno due pubblici ufficiali – Alberto Tinnirello e Giacomo Causarano (oggi indagati) – “i quali si sono prodigati in favore delle società del loro gruppo… Le indagini hanno fornito tracce di somme di denaro versato non quantificato per Tinnirello mentre per Causarano è stato individuato un pagamento, ricevuto dal figlio, dell’importo pari a 11 mila euro”.

Un altro pubblico ufficiale, Angelo Mistretta, all’epoca dei fatti in servizio al Comune di Calatafimi, con competenza anche in materia di energia rinnovabili, “ha incassato direttamente bonifici provenienti dalla Quantas srl (già riconducibile a Vito Nicastri) per un totale di 115 mila euro”.