Mediterraneo, García Herraiz (UpM): “Migranti, acqua e lavoro le vere sfide”

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 “Le sfide vanno trasformate in opportunità: se c’è il cambiamento climatico noi dobbiamo adattarci così come dobbiamo adattarci alla scarsità, alla carenza dell’acqua e se non sappiamo come risolvere i problemi le sfide saranno più difficili, ma la chiave di tutto è la cooperazione e lavorare insieme”. Lo ha detto, oggi, a Palermo, a margine dell’apertura della seconda conferenza mondiale sulla Rivitalizzazione della Dieta Mediterranea”, Miguel García Herraiz, 49 anni, diplomatico spagnolo, vice segretario dell’Unione per il Mediterraneo, organizzazione politica che raggruppa paesi dell’Unione Europea, ma anche del vicino Oriente, con l’obiettivo di promuovere progetti per dare lavoro ai giovani, creare iniziative legate alla crescita nei vari settori e stabilire legami comuni per essere pronti alle diverse sfide.

“Come la migrazione, la prima preoccupazione, la carenza d’acqua, il lavoro, tutti temi – ha sottolineato García Herraiz – che sono fortemente condizionati dal cambiamento climatico e noi ci occupiamo di risolvere questi problemi”. “Creiamo – ha proseguito il diplomatico spagnolo – le condizioni per migliorare la resilienza, infatti, oggi ci concentreremo su tematiche come agricoltura e altre che possono aiutare i paesi del Mediterraneo, che è un ‘hotspot’ per il cambiamento climatico, ma ci preoccupa inoltre la perdita di biodiversità; e gli sforzi che compiamo rappresentano una grande sfida, oggi il Mediterraneo è un’area più vulnerabile”, ha sottolineato García Herraiz.

“Attualmente stiamo lavorando grazie ad alcuni progetti finanziari per promuovere gli investimenti nel settore idrico. La Sicilia rappresenta un crocevia, ci occuperemo in particolare del cibo che rappresenta anche acqua, agricoltura, gastronomia, quindi tradizioni. Perché la preoccupazione principale è come gestire la complessità di tutte queste tematiche, dunque, partendo dal cibo, un tema semplice, possiamo lavorare insieme per risolvere la complessità delle questioni”, Lo ha detto Miguel García Herraiz.

“La prima cosa che riguarda il Mediterraneo – ha aggiunto – è che i problemi idrici dei paesi vicini possono diventare i nostri, quindi abbiamo un interesse comune, politicamente il Mediterraneo non è integrato, ma lo è dal punto di vista del cambiamento climatico: Bisogna creare un interesse comune per condividere i problemi e affrontarli insieme”.

Tra i progetti più interessanti ‘Plastic Busters’, finanziato dal Programma Interreg Med dell’UE con 5 milioni di euro, per la durata di 4 anni, interamente ‘made in italy’, sarà attuato dall’Università di Siena, l’Istituto Italiano per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e un ampio consorzio di organizzazioni nazionali e regionali, per affrontare l’intero ciclo di gestione dei rifiuti marini e metterà in atto misure per rafforzare il network tra le aree marine protette di Italia , Francia, Spagna, Albania, Croazia e Grecia.

“La plastica – ha spiegato Miguel García Herraiz  – è una conseguenza di come gestiamo la nostra società e per questo una economia circolare è fondamentale, il progetto si occupa di analizzare i flussi della plastica, creare una consapevolezza nei paesi colpiti da questi fenomeni ed eseguire ricerche mirate nelle aree specifiche. L’obiettivo di questo progetto – ha continuato il vice segretario UpM – è fare da ponte tra i paesi del Nord e quelli del Sud del Mediterraneo. In generale, la soluzione al problema rifiuti è quella di creare una economia verde e circolare, ma abbiamo bisogno di tre passaggi fondamentali ridurre, riusare e riciclare, ma non si tratta solo di operare individualmente ma occorre un ampio coinvolgimento del mondo delle imprese e del mondo degli affari”, ha concluso.