Messina: 13 coinvolti nell’operazione “Terzo livello”, ai domiciliari Emilia Barrile, ex presidente del Consiglio comunale

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Emilia Barrile, ex presidente del Consiglio comunale di Messina, è tra gli indagati dalla Dia che ha eseguito al momento 13 provvedimenti cautelari (un arresto in carcere, dieci ai domiciliari e due misure interdittive) nell’ambito dell’indagine “Terzo livello” della Procura che ha svelato l’esistenza di un comitato d’affari che gestiva la cosa pubblica per fini privati.

Barrile, prima nel centrosinistra, poi passata al centrodestra per transitare alla fine a una lista civica sua, quella de i Leali, è risultata la più votata alle ultime elezioni comunali dove ha preso 2.800 preferenze. La lista, però, non ha superato lo sbarramento del 5% e Barrile non è più tornata in Consiglio Comunale. La donna, che è stata posta agli arresti domiciliari, è accusata di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, atti contrari a doveri ufficio e violazione dei doveri di imparzialità nei confronti della pubblica amministrazione. Tra gli indagati anche l’imprenditore della grande distribuzione Antonio Fiorino.

L’operazione “Terzo livello” è scattata fin dalle prime ore del mattino, coordinata dalla Procura della Repubblica-Dda di Messina, diretta dal procuratore capo Maurizio De Lucia. La Dia di Messina, in collaborazione con il centro Operativo di Catania, supportata dai Centri e Sezioni di Reggio Calabria, Palermo, Bari, Roma, Caltanissetta, Catanzaro ed Agrigento, ha dato esecuzione a 13 ordinanze cautelari, emesse dal Gip presso il Tribunale di Messina, nei confronti di esponenti di spicco della politica cittadina e della criminalità peloritana, oltre che imprenditori, ex esponenti delle società partecipate del Comune di Messina come Atm, che gestisce i trasporti pubblici, e faccendieri di origine messinese.

Ai raggi X sono stati passati quattro anni di gestione della cosa pubblica. Le indagini avrebbero svelato una rete di rapporti clientelari e affaristici nella gestione della cosa pubblica. Secondo gli inquirenti, utilizzando il potere che le derivava dal ruolo, e facendo pressioni su dirigenti e funzionari comunali, Barrile agevolava le pratiche degli imprenditori che a lei si rivolgevano: come Fiorino, che sarebbe stato aiutato nel disbrigo delle pratiche amministrative e tutelato da imprese concorrenti. Barile avrebbe ostacolato l’apertura di un esercizio commerciale nella zona dell’imprenditore amico.

“Le indagini – scrive il gip che ha disposto le misure cautelari – rivelano la consuetudine della Barrile allo sfruttamento del potere di influenza che deriva dal ruolo pubblico per esercitare pressioni su dirigenti e funzionari del Comune per garantire il pronto soddisfacimento di interessi privati facenti capo a un ristretto gruppo di imprenditori cittadini a lei collegati da un inquietante logica del “do ut des”, essenzialmente costituito con prospettiva di ritorno sia elettorale che di assunzioni di parenti vicini presso attività imprenditoriali”.

Secondo gli investigatori, inoltre, la donna era il vero dominus di due coop, la Peloritana Servizi e la Universo Ambiente, che gestiva attraverso prestanomi. Grazie ad amicizie, come quella con un personaggio già coinvolto in un blitz antimafia con l’accusa di concorso in associazione mafiosa, riusciva a gestire alcuni servizi di ristorazione e di fornitura di steward per il parcheggio all’interno dello stadio cittadino.