Messina: Musumeci lancia alla corsa a sindaco il professore Dino Bramanti

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“E’ un atto di amore per la mia città e per la mia gente, ma è anche un’assunzione di responsabilità. Nella vita arriva il momento di prendere il dovere di una scelta. E io l’ho fatto”. Risponde così il professore Dino Bramanti, direttore scientifico dell’Irccs-Piemonte, da oggi ufficialmente candidato sindaco di Messina, alla prima domanda, quella che sin dall’inizio gli hanno fatto in tanti e continuano a fargli: ma chi gliel’ha fatto fare? A Messina, poi.

Ha riflettuto molto e alla fine ha detto sì, anche e forse soprattutto per tutti quei “chi te lo fa fare” che possono apparire segnali di resa, di rassegnazione, quando è invece di tutt’altro che Messina oggi ha bisogno.

“Non ho mai fatto politica, ho lavorato per realizzare quei traguardi che sono oggi sotto gli occhi di tutti – spiega il professore Dino Bramanti -. L’ho fatto secondo le mie forze e le mie capacità. La candidatura non è stata una mia idea, è stato il presidente della Regione Musumeci che me lo ha proposto. La politica è apparsa così, all’improvviso, inaspettatamente, nella mia vita, per questo ho chiesto tempo per riflettere, ne ho voluto parlare con la mia famiglia, con i colleghi al lavoro. Non voglio che la mia scelta crei danno a nessuno di loro”.

Per la verità i figli più piccoli non sono stati contenti, per timore di “perdere” sotto il profilo della quotidianità il papà, così come c’è stato chi in ambito Irccs – Piemonte ha avuto perplessità analoghe perché il direttore scientifico è un punto di riferimento, il fulcro di una squadra di lavoro che nel corso degli anni ha raggiunto grandi risultati.

“E’ un salto in un mondo che non conosco – aggiunge Dino Bramanti – ma sento forte il dovere di una scelta. Ad un certo punto mi sono chiesto: se dico no devo spiegare il perché del mio no e quel dire no sarebbe un tradimento nei confronti della mia terra, dei miei figli. In passato sarebbe stata la scelta più semplice andare via, invece sono rimasto perché lo volevo, perché ci credevo. E questa stessa scelta voglio che sia possibile per i nostri figli. Mia figlia maggiore ad esempio – sottolinea Dino Bramanti – ci ha detto chiaro e tondo che ama Messina e vuol restare qui. Dobbiamo dare questa possibilità di scelta a tutte le prossime generazioni. Io mi sono impegnato per 30 anni per raggiungere alcuni traguardi e l’ho fatto perché amo la mia terra. Davanti a me ne restano altri 3 e mezzo come direttore scientifico. Ho ancora altri progetti sa? Ci sono 120 milioni per poter realizzare il Tecnopolo del Sud proprio a Messina, al Piemonte. Ma è un percorso avviato, ci sono continuità che porteranno avanti tutto. Adesso voglio vestire la maglia di Messina per rilanciarla. Voglio rilanciare anche una sanità a Messina che sia per tutti, nessuno escluso, Papardo compreso. Il programma per rilanciare Messina lo fanno i cittadini, perché abbiamo tutti la stessa maglia”, precisa Dino Bramanti.

Il primo passo è l’autosospensione, il professore Dino Bramanti non è obbligato dalla legge, ma lo farà. Il ruolo di direttore scientifico passerà alla dottoressa Manuela Mazzon, attualmente sua vice e che è al suo fianco da molto tempo. In caso di elezione a sindaco si dimetterà e sarà indetto un nuovo concorso.

“Penso al modello Messina, che è diverso dal modello Palermo – tiene a distinguere il professore Dino Bramanti -. Io non sono un politico di lungo corso come Leoluca Orlando. Lui è stato più volte sindaco, eurodeputato, deputato, era nella Dc, poi ha fondato la Rete, poi è stato con Italia dei Valori con Di Pietro, poi nella Margherita, nel Pd, poi ne è uscito, poi ha proposto il modello Orlando per le elezioni amministrative, e adesso è tornato nel Pd. Non c’è nulla di più differente da me. Noi siamo un’isola nell’isola e abbiamo problemi profondamente diversi, non dobbiamo sottrarci alle domande della gente, la crisi è profonda, per questo penso ad un modello di civismo che abbraccia tutti”, osserva Dino Bramanti.

Puntando al “modello Messina” ha ribaltato i ruoli, i tavoli. Non ha una storia politica alle spalle, ma una storia professionale e di conquiste sul campo e vuol essere visto come il candidato di un’esperienza civica la più ampia possibile. Ha invitato i partiti a fare un passo indietro sui simboli nelle liste ma non sarà un diktat perché spetterà alle singole formazioni decidere. Probabile che ci saranno alcune liste del centro destra col simbolo ufficiale e poi altre liste civiche e che fanno riferimento al movimentismo, all’associazionismo ed a quanti vorranno dare un contributo in termini di proposte (tre o anche quattro). Sulla squadra i partiti resteranno fuori, vuol volare alto e dare voce e spazio all’autorevolezza, alla competenza, al talento e al sacrificio. Sin da subito i primi incontri ed a breve anche la conferenza stampa di presentazione ufficiale.

“Non ho una storia politica alle spalle, vorrei essere il candidato della modernità – dichiara Dino Bramanti -. Bisogna interpretare la politica in chiave attuale tenendo in considerazione la realtà ed il momento di crisi. Per questo parlo di un modello Messina, del tutto diverso da altri e nel quale si possano integrare le spinte del civismo e l’esperienza dei partiti, ma tutti sullo stesso piano, senza fughe in avanti. Se dovessi scegliere uno slogan direi: trasformare la protesta in proposta. E’ un gesto di speranza. Io ho vissuto gli anni di un’altra Messina, quella dei fasti. Poi abbiamo visto alternarsi in dieci anni 3 commissari e due sindaci. I commissari non potevano far altro che l’ordinaria amministrazione, quindi senza programmazione, senza strategie di sviluppo. Se non investi, se non guardi avanti allora ti fermi. Abbiamo perso in dieci anni il futuro dei successivi quindici anni. Ora dobbiamo agire. Per questo ho riflettuto moltissimo, perché ho chiesto al governatore Musumeci massima attenzione per Messina, in termini di supporti, risorse, programmazione. Messina merita il massimo, per questo dobbiamo impegnarci senza risparmio”, promette Dino Bramanti.

Alla domanda sugli altri candidati sindaco, se c’è qualcuno che “teme” maggiormente in questa sfida, se vuol replicare a chi come Trischitta lo attacca da giorni, lui risponde con grande serenità e un sorriso: “Penso ad un modo nuovo di fare politica, basato su dialogo, confronto e proposta. Abbandoniamo gli insulti, le aggressioni verbali, le illazioni, i sospetti, le urla e ricominciamo a dialogare con serietà e oserei dire anche eleganza. Dobbiamo affrontare la realtà economica e sociale che è durissima e confrontarci, ascoltare la gente, dare il massimo impegno per recuperare risorse e dare risposte a tutte le difficoltà”.

Con Accorinti ha sempre avuto un buon rapporto e intende mantenerlo, c’è stata ampia collaborazione in questi anni, mentre sul fronte “accademico” non affonda il colpo e non coglie l’assist ribadendo il concetto del dialogo nell’interesse della città “non c’è nessuna componente della comunità che deve restare fuori da questa profonda spinta al rilancio” e nel gruppo di lavoro che in caso di elezione immagina sin dal giorno dopo tutti saranno indispensabili, Ateneo compreso. Quanto ad Emilia Barrile la considera una risorsa della coalizione con la quale ha avviato un confronto.

Il professore Dino Bramanti è abituato ad iniziare la sfida là dove nessuno pensa ci possano essere le basi ed a costruire dove appare impossibile: “Credo molto nel modello Messina, nelle persone che fanno la differenza. E’ questo il significato dell’assumersi la responsabilità della scelta. E la scelta è quella della speranza e mai quella della rassegnazione”.

Da ieri è già al lavoro, per rivolgersi a quella parte di città che vuol sposare il modello Messina, che vuol contribuire al programma, senza alibi e senza deleghe. (rosaria brancato – tempostretto.it)