Miccichè si affida ad Orlando per mettere in “sicurezza” Forza Italia

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Miccichè approfitta del decreto sicurezza e della polemica sollevata da Leoluca Orlando per tentare di costruire la sua “cosa”. Le elezioni europee del prossimo maggio sono uno snodo politico cruciale per i partiti. Nella maggioranza l’esito della consultazione stabilirà nuovi equilibri tra Lega e Cinquestelle e tra le forze d’opposizione cresce l’ansia da prestazione.

I sondaggi non sono particolarmente lusinghieri per Forza Italia e per il Pd, nemmeno in Sicilia, un tempo granaio di voti azzurri. In più l’uscita “disubbidiente” di  Leoluca Orlando ha rimesso in gioco, almeno sul piano della visibilità nazionale, il sindaco di Palermo.

Ecco che il presidente dell’Ars, che da tempo mantiene un filo diretto di comunicazione con il leader renziano Davide Faraone, tesse la tela per tentare di costruire un listone che impedisca il cappotto elettorale per forzisti mettendo in “sicurezza” i voti azzurri e piddini.

“Uniamoci contro il populismo. Quello che sta accadendo a Palermo intorno alla vicenda del decreto sicurezza, può essere l’inizio di una nuova era. Dimostra che la riunificazione dei moderati è possibile, ovviamente mantenendo ognuno il proprio partito e che, al di là di alcune divisioni antiche, come quelle sulla giustizia, gente come me e Orlando è simile. E noi dobbiamo unire i simili” – ha dichiarato l’attuale presidente dell’Ars.

Se il link con Faraone è antico e risale all’epoca del governo malevolmente definito “Renzusconi”, la scoperta del feeling con Orlando è recente, favorito probabilmente dall’opposizione più che morbida che gli azzurri hanno fin qui fatto a Sala delle Lapidi e dalla ricerca di un nuovo filone politico nel quale inserirsi dopo l’esaurimento della vena di consensi rappresentata da Silvio Berlusconi.

Gianfranco Miccichè, al quale non difettano spregiudicatezza e scaltrezza politica, nella polemica d questi giorni vede abbondante filo per costruire una rete di protezione per i voti forzisti. Al punto da dare un colpo al cerchio, per accontentare quella parte di azzurri più sensibile ai richiami di destra affermando che “il decreto sicurezza varato da leghisti e grillini ha perfino delle cose positive”. E un colpo alla botte dei suoi ipotetici nuovi partner  ammonendo che “sul fronte dell’immigrazione è l’equivalente di una legge razziale. E contro le leggi razziali la contrapposizione è utile”.

In una interista al Giornale di Sicilia, Miccichè per sostanziare il suo tentativo si è persino avventurato in una inedita (per lui) disquisizione sulle leggi razziali e l’integrazione: “Le ultime leggi razziali in Italia le piangiamo ancora. Su questo tutti dovrebbero riflettere. E vorrei che Salvini sapesse un’altra cosa: a Palermo abbiamo due patroni. Una è Santa Rosolia e l’altro è San Benedetto il Moro, che è nero”.

Sul suo progetto politico di nuovo rassemblement, Miccichè chiarisce e non svela: “Non sto cercando 3 o 4 deputati a Sala d’Ercole per allargare la maggioranza. Ma so che con tanti deputati dell’Ars si possono fare cose insieme, si può progettare un percorso comune, perché siamo simili su molti temi”. Magari a cominciare dalle prossime elezioni europee insieme a Udc e Pd, suggeriscono i bene informati.

D’altronde dopo aver ricoperto praticamente tutti i ruoli in politica, Gianfranco Micchichè può consentirsi di ricordare a se stesso e agli elettori che in gioventù, prima di approdare alla corte di Berlusconi, si era distinto nella militanza politica nelle file dell’ultrasinistra.