Migranti: a Palermo 16 trafficanti condannati a 124 anni di carcere

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Il gup di Palermo Annalisa Tesoriere ha disposto oggi la condanna per i 16 componenti di una banda che si ha gestito e organizzato il trasporto di migranti dall’Africa all’Italia. Complessivamente 124 anni di carcere – con il rito abbreviato – per gli imputati, coinvolti nella operazione denominata “Glauco 2”, coordinata dalla Procura di Palermo e avviata dopo il naufragio di un barcone davanti alle coste di Lampedusa, ad ottobre nel 2013.

Condanna a 10 anni di carcere (e 33.400 euro di multa a testa) per Ashgedom Ghermay e Yonas Gebititoys, ritenuti i capi della banda; otto anni (e multa da 24 mila euro ciascuno) per Gurum Mulubrahan, Yaried Andemeskel, Goitom Netsereab, Teklehaimanot Habtom, Kerebel Goutama Nahome, Ibraim Munire, Radae Yonas, Abrha Yrga, Amare Efrem, Habte Madege. Sei anni di detenzione e 20 mila euro di multa ciascuno per Melles Matywos, Berih Tsegay, Diallo Ibrahima e Omer Mahamed Mudeser.

Il gup ha inoltre condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e ordinato l’espulsione dopo l’espiazione della pena. L’accusa – rappresentata dal pm Calogero Ferrara – ha contestato, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo la Procura, avrebbero fatto entrare illegalmente in Italia centinaia di extracomunitari che per questo avrebbero pagato fino a 2.000 dollari a testa.

Quando gli scattarono la foto per l’identificazione, cinque anni fa, accennò un mezzo sorriso. Asghedom Ghermay, oggi 43 anni, era approdato in Italia dall’Etiopia dopo il lungo e tormentato tragitto che passa dal Sudan, la Libia e poi il mare, fino alle coste siciliane. Arrivò al Centro di accoglienza di Mineo, vicino a Catania, e fece richiesta di asilo politico. Gli rilasciarono un permesso di soggiorno valido fino al maggio 2019.

Ghermay viveva e si muoveva regolarmente, ma in attesa di essere accolto come rifugiato aveva cambiato ruolo: da sfruttato a sfruttatore della disperazione, diventando un trafficante di profughi. Di questo è stato accusato dagli investigatori che l’avevano fermato nell’aprile 2015 all’aeroporto di Fiumicino, in partenza per la Germania. Gli investigatori hanno appurato che è stato il principale punto di riferimento in Sicilia dell’organizzazione che in Libia è retta da un altro etiope chiamato Ermias, identificato dal nome e dai numeri di telefono che utilizzava per spostare i migranti dall’Africa in Europa.