Migranti: a Palermo ne sono sbarcati altri 477, due anni fa a largo della Libia la strage dei 700

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Migranti: in 477 sono stati soccorsi nel canale di Sicilia e in mattinata sbarcati nel porto di Palermo. Erano a bordo del mercantile panamense Tuna 1 battente bandiera del Panama. Tra loro ci sono dieci donne di cui una incinta e due bambini. I migranti sono del Bangladesh, Costa D’Avorio e Eritrea. Nella banchina ad attenderli, le forze dell’ordine, i sanitari dell’Asp e i volontari della Caritas e della Croce Rossa, personale sanitario e della protezione civile comunale. In gran parte i migranti verranno smistati in altre città.

“Altri migranti sbarcati a Palermo, 477 da aggiungere ai più di 8.000 salvati nel Mediterraneo in soli tre giorni. Numeri folli, mentre nel Def si indicano spese relative all’accoglienza che potrebbero raggiungere i 4,6 miliardi. In Italia si susseguono i governi ma non cambia nulla: il problema dell’immigrazione va affrontato a monte, molto prima dell’accoglienza, a partire dal controllo del ruolo giocato dalle Ong e dalla richiesta di supporto concreto all’Ue.” Lo ha dichiarato Deborah Bergamini, responsabile della comunicazione di Forza Italia.

Due anni fa la strage dei 700. Una ecatombe, qualcuno disse la peggiore di sempre. Manovre errate, il sovraffollamento, la chiusura nella stiva di centinaia di donne e bambini, cui fu impedito di uscire, accrebbero le dimensioni della strage. Il relitto si adagiò sui fondali, intrappolando corpi e orrore. Quella strage consumatasi al largo della Libia, oggi, due anni dopo viene ricordata in vari modi. A Catania, ad esempio, omaggio e sit-in davanti al mare: diversi cittadini, con mazzi di fiori in mano, hanno reso il loro omaggio. Presente anche l’equipaggio di nave Aquarius della Ong Sos Mediterranee, in questi giorni impegnata come altri nei frenetici salvataggi nel Canale di Sicilia.

“Mai piu’ naufragi, diritto all’asilo europeo per non morire”, si legge su uno striscione, mentre si continua a morire nel Mediterraneo. Quella presenza negli abissi era come un urlo compresso, ma non estinto. Ecco perché non si abbandonò mai l’idea di recuperare il barcone. Inabissatosi il 18 aprile 2015 con il suo carico di morte è stato recuperato poco più di un anno dopo, il 27 giugno 2016, in una straordinaria operazione coordinata dalla Marina militare italiana e voluta dal Governo. Agganciato a 370 metri di profondità, il relitto era stato trasportato fino alla rada di Augusta e poi nella tensostruttura del pontile Nato di Melilli.

Prima di allora, nei mesi immediatamente successivi alla strage di oltre 700 migranti al largo della Libia, erano stati recuperati 169 corpi attorno al natante colato a picco a seguito dell’urto contro il mercantile portoghese giunto in soccorso: conseguenza delle sciagurate manovre del “capitano-scafista” condannato lo scorso 13 dicembre a Catania a 18 anni di carcere, insieme al “mozzo” cui sono stati inflitti 5 anni, oltre a sanzioni per 10 milioni di euro. Le successive operazioni condotte nell’area attrezzata in provincia di Siracusa hanno permesso di individuare 551 migranti la cui tumulazione e’ avvenuta in Sicilia con una distribuzione territoriale su varie aree. Una delle salme aveva con sé un sacchetto di terra appartenente al Paese da cui il gruppo dei migranti era fuggito, una prova del forte senso di appartenenza. Contestuali le complesse ricerche dei parenti delle vittime per l’identificazione e l’esame del Dna.

Nel corso delle operazioni finali di recupero sono stati 217 i corpi recuperati intorno al barcone, 189 i ‘body bags’ ricavati dalla zona di coperta del barcone, 212 dalla stiva, 42 dalla sala macchine, 15 dalla sentina. Numerosi gli esami autoptici e le perizie giudiziarie da parte della Polizia Scientifica di Catania coordinata dalla Procura etnea. La destinazione del barcone naufragato potrebbe essere Bruxelles. O almeno era una delle intenzioni manifestate dal precedente premier Matteo Renzi, poi confermata dall’ex sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, quale “monito – aveva spiegato – rispetto a ciò che succede in mezzo al Canale di Sicilia, perché l’Europa possa contribuire fattivamente a quegli obiettivi di umanità e di accoglienza che la Sicilia e tutta Italia stanno dimostrando. L’Europa ci ha chiesto di fare alcuni hotspot che noi abbiamo fatto, ci ha chiesto di predisporre le procedure di identificazione anche fuori dagli hotspot, di far crescere il nostro sistema di accoglienza, e lo abbiamo fatto. Ora ci aspettiamo che anche l’Europa realizzi gli impegni assunti e ciò vuol dire innanzitutto anche ridistribuire tra gli Stati gli immigrati” (foto igor petyx). (AGI)