Migranti, Caracciolo e Maronta (Limes): “Italia senza politica di gestione e disinveste”

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“L’Italia disinveste nell’integrazione e nella presenza dei migranti, non mettiamo risorse economiche per rendere produttiva nel lungo periodo e se guardiamo il più delle volte gli immigrati vengono impiegati in lavori poco qualificati”. Lo ha detto Fabrizio Maronta, redattore e consigliere scientifico e responsabile delle relazioni internazionali di Limes, la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo.

Maronta e Carocciolo, assieme al presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè, hanno partecipato questa mattina, nell’oratorio Santi Elena e Costantino, all’incontro organizzato dalla Fondazione Federico II su “Italia e migrazioni, la sfida ineludibile”, moderato dal giornalista Piero Messina.

L’esplosione del conflitto in Libia, il fenomeno migratorio, la decrescita demografica dell’Italia legata alla presenza dei migranti e l’accoglienza degli altri paesi europei tra i temi al centro della discussione.

“L’Italia, paese a forte decrescita demografica – ha sottolineato Maronta – è vittima anche di una certa superficialità nel dibattito, siamo anche “vittime” perché i più esposti sotto il profilo geografico. Nessun Paese riesce a controllare i flussi migratori – ha spiegato – ma i migranti vanno gestiti una volta che sono presenti negli Stati. Servono canali legali d’ingresso, facendo se il caso uno ‘screening’ a monte per l’inserimento nel circuito lavorativo ufficiale e una legge adeguata ai tempi, la ‘Bossi-Fini’ di fatto non permette la possibilità di avere dei migranti regolari e poi – ha aggiunto Maronta – si sottovaluta l’importanza dell’integrazione attraverso la conoscenza della nostra lingua. Francia, Germania e Svezia se da un lato hanno una posizione di chiusura, dall’altro hanno politiche di integrazione con forti investimenti economici destinati a progetti di integrazione per un reale inserimento nella società e quindi – ha detto Maronta – investendo tanto hanno poi difficoltà a tollerare l’eccessivo flusso e quindi la troppa presenza di migranti”.

“Apprendiamo da Al-Serraj, uno dei due contendenti in Libia, che ci sarebbero 800 mila libici pronti a sbarcare in Italia, ma è chiaro che si tratta di una affermazione utile come strumento di pressione sull’Italia per ottenere aiuti e supporto, la realtà è che il flusso migratorio in questo momento è limitato a qualche centinaio di persone, siamo in una fase di regressione, ma dobbiamo decidere come gestire i flussi migratori perché non abbiamo una politica in questo senso”, ha detto Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes.

“La Germania, che come l’Italia, ha problemi di natura demografica- ha osservato Caracciolo –  ha aperto ai migranti in particolare accogliendo i siriani, con l’obiettivo di inserire i profughi nel sistema produttivo tedesco, in un’ottica di piena integrazione. E un paese che ha problemi di decrescita demografica come l’Italia dovrebbe avere la possibilità di selezionare i flussi della migrazione. Oggi il mondo si legge da Nord a Sud e il canale di Sicilia – ha aggiunto Caracciolo – è uno dei ‘limes’ più importanti del mondo assieme a quello tra Messico e Stati Uniti e all’altro tra le due Coree, in un tempo in cui sappiamo che almeno una trentina di guerre si stanno combattendo nel sud del mondo dove si registrano le principali migrazioni e all’interno dell’Africa si concentra il 95 per cento dei flussi migratori. Per ragioni geografiche – ha proseguito Caracciolo – l’Italia è la prima meta delle migrazioni provenienti dall’Africa, ma non siamo mai stati la vera meta piuttosto il punto di passaggio verso altri paesi europei dove i migranti hanno parenti e comunità a loro vicini. Dal momento in cui abbiamo deciso di partecipare alla distruzione della Libia – ha sottolineato Caracciolo – siamo diventati anche paese obiettivo e non più di transito”.

Miccichè ha sottolineato che “il popolo siciliano ha sempre accolto e si è sempre fatto accogliere. E’ curioso pensare  – ha detto – che i siciliani possano essere razzisti e contro l’immigrazione. Noi siciliani siamo migranti nell’animo, poi registriamo che ci sono forze politiche che su questo tema a forza di slogan prendono il 30 per cento dei voti perché si parla alla pancia della gente che non distingue tra migrazione da povertà e migrazione da guerra”.