Migranti, i pm Palermo hanno chiuso indagine sui quattro presunti scafisti caso Diciotti

0
39
tribunale dei ministri

La Procura di Palermo ha chiuso l’indagine sui quattro presunti scafisti che, nell’agosto scorso, avrebbero condotto un barcone con 190 migranti, partito dalla Libia e diretto in Sicilia, e soccorso dalla nave Diciotti.

La vicenda, per i ritardi nello sbarco dei 177 rimasti a bordo, dopo che 13 ammalati erano stati affidati alle motovedette di Lampedusa, ha portato alla richiesta di autorizzazione a procedere per Matteo Salvini, avanzata al Senato dalla Procura di Catania, su ordine del tribunale dei ministri del capoluogo etneo.

Per l’ipotesi di sequestro di persona, attribuita al vicepremier e ministro dell’Interno, è competente infatti la magistratura catanese, perché lo sbarco dei migranti fu impedito per alcuni giorni tra le acque delle province di Ragusa e Siracusa e il porto di Catania.

La Procura di Palermo si occupa, invece, della parte relativa al viaggio partito dalle coste libiche il 16 agosto, con una quanto mai precaria imbarcazione, entrata in acque italiane nell’area di Lampedusa, dunque in provincia di Agrigento, territorio del distretto giudiziario del capoluogo della Sicilia.

Gli indagati, tutti in carcere, sono gli egiziani Ahmed Shalaby Farid, di 23 anni; Ashraf Abnibrahim, di 39; Al Jezar Mahammed Ezet, di 24 anni; originario del Bangladesh, infine, Shahalom Mohammod, di 26 anni.

I pm Gery Ferrara e Gaspare Spedale contestano l’associazione per delinquere finalizzata alla tratta degli esseri umani, alla violenza sessuale e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con una serie di aggravanti, come aver fatto parte di una organizzazione che teneva i migranti in campi di prigionia in Libia, dove venivano sottoposti a ogni sorta di abusi e vessazioni, e che li faceva partire su natanti fatiscenti, con enormi rischi per l’incolumità personale, dopo avere pagato ingenti somme di denaro.

I quattro furono identificati grazie alle testimonianze delle persone tratte in salvo. Per la stessa ragione per cui l’indagine sugli scafisti era stata aperta dalla Dda di Palermo, inizialmente anche la competenza del tribunale dei ministri era stata attribuita ai giudici del capoluogo siciliano, che poi l’avevano trasferita a Catania.