L’abbraccio più lungo di Oumoh che ritrova la mamma Camara dopo 5 mesi a Palermo

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Migranti: l’abbraccio più lungo e più bello di Oumoh che, vestita a festa, ritrova la mamma Camara dopo 5 mesi a Palermo. Quando è atterrata nell’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo con un volo proveniente da Tunisi, Camara Zeinabou, 31 anni, la mamma della piccola Oumoh, la bimba ivoriana arrivata lo scorso novembre da sola a Lampedusa (Agrigento), non credeva che di lì a poco avrebbe riabbracciato la figlia che non vedeva da cinque mesi. Un lungo pianto e poi ha stretto in un lunghissimo abbraccio la bimba, gridando al miracolo. Finalmente la fine di un incubo. Finalmente mamma e figlia si sono ritrovate insieme.

Ad accoglierla sottobordo anche l’ispettrice della Questura di Agrigento Maria Rosa Volpe, che si è occupata della bimba fin dal giorno del suo arrivo nell’isola della Pelagie e ha assistito la donna aiutandola ad ottenere il passaporto per l’Italia. Con lei anche i vertici della Gesap, la società che gestiste l’aeroporto, Fabio Giambrone e Giuseppe Mistretta. Zeinabou, rimasta bloccata in Tunisia per ragioni burocratiche, ai cronisti ha raccontato la sua odissea, cominciata nella sua terra, la Costa d’Avorio, da dove la donna e un’amica erano fuggite con la piccola per sottrarre la bimba alla pratica dell’infibulazione, fino al loro arrivo a Tunisi.

“Dopo esser arrivate in Tunisia ho lasciato la bambina alla mia amica e fatto ritorno in Costa D’Avorio – ha raccontato la donna – per prendere alcune cose. Ma quando sono ritornata in Tunisia entrambe non c’erano più. Ho saputo che erano partire con un barcone dirette in Italia. Allora mi sono rivolta alle Ong tunisine fino ad arrivare alla Caritas di Tunisi e tramite loro ho appreso che erano arrivate a Lampedusa”. In aeroporto ad accoglierla anche gli assistenti sociali e una psicologa della comunità di Palermo, alla quale la piccola Oumoh è stata affidata e che in questi mesi si sono occupati di lei. Zeinabou è riuscita ad arrivare in Italia anche grazie alla tenacia dell’ispettrice Maria Rosa Volpe, che lo scorso nove marzo si è recata nell’ambasciata ivoriana a Roma per sollecitare il rilascio alla donna dei documenti per l’ingresso in Italia, aiutandola così a ritrovare la figlia.

“E’ stata un’emozione fortissima, abbiamo pianto tutti. Camara mi ha abbracciato e ringraziato, quando ha visto la piccola piangeva e l’ha stretta forte tra le sue braccia. Per lei quello che è successo è un miracolo”, ha detto Maria Rosa Volpe, l’ispettore capo che da vent’anni è responsabile dell’ufficio minori della Questura di Agrigento, senza nascondere la gioia per la storia a lieto fine della piccola Oumoh, quattro anni, e della sua mamma Camara Zeinabou.

Anche questa volta – come per un’altra storia a lieto fine quella della piccola Favour, la bimba nigeriana di nove mesi arrivata sola a Lampedusa e senza la mamma, che era morta ustionata durante la traversata nel canale di Sicilia – ad occuparsi della piccola Oumoh è stata proprio l’ispettrice Volpe, che ha accolto in aeroporto a Palermo, mamma Camara. “Questa è l’Italia che ha sentimenti”, ha detto la poliziotta che dopo l’arrivo della donna ha accompagnato madre e figlia nella comunità palermitana, che cinque mesi fa ha accolto la piccola. “Non appena Camara è scesa dall’aereo – ha affermato la poliziotta – le abbiamo dato in dono una collanina tipica del loro Paese, alla piccola, invece, abbiamo portato in dono dei giocattoli. Le ho accompagnate in comunità, sono state accolte con una festa”. Nel primo pomeriggio, Zenabou e la figlia Omouh sono state accompagnate, dopo un prelievo di sangue, per il test del Dna, obbligatorio, nella comunità che le ospiterà. Adesso una nuova vita può ricominciare. (Ansa/Adnkronos – foto Facebook della collega giornalista Elvira Terranova)