Migranti salvati dalla nave Alan Kurdi, nuovo scontro sul “porto sicuro”

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Si profila un nuovo scontro nelle acque del Mediterraneo, al largo della Libia, sul destino di 64 migranti salvati dalla nave “Alan Kurdi”, della Ong tedesca Sea Eye. L’sos è stato ricevuto dall’associazione Alarm Phone, intorno alle 11 della mattina del 3 aprile.

I 64, stipati su un gommone, hanno lanciato l’allarme quando si trovavano in acque libiche, vicino a Zuwarah: “Ci hanno detto di aver bisogno di cure mediche”, hanno raccontato gli attivisti, che hanno allertato sia la Guardia costiera libica che la “Alan Kurdi”, che perlustrava lo specchio d’acqua in cerca di 50 persone scomparse lunedì. L’intervento della nave civile è arrivato alla mancata risposta delle autorità libiche.

Subito dopo il salvataggio, però, è scattato l’ennesimo braccio di ferro tra le organizzazioni umanitarie e le autorità italiane. “Ora chiediamo che Italia o Malta assegnino loro un porto sicuro di sbarco”, ha scritto su Twitter Mediterranea Saving Humans, la rete delle associazioni italiane che, con la nave Mare Jonio, in attesa di ripartire da Marsala, si alterna nel Mediterraneo centrale con le altre navi Ong nell’azione di monitoraggio. Immediata la replica del ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Nave battente bandiera tedesca, Ong tedesca, armatore tedesco e capitano di Amburgo. È intervenuta in acque libiche e chiede un porto sicuro. Bene, vada ad Amburgo”.

Per il governo però questa volta c’è un imbarazzo in più: il figlio del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, lavora a bordo delle navi Ong. “Non ci siamo mai posti il problema di chi ognuno di noi sia figlio o parente, ma di cosa possiamo fare per salvare quante più vite umane possibile. Stefano Tria è uno di noi e fa quello per cui Mediterranea è nata: salvare e salvarci da questo orrore”, ha confermato la rete di associazioni. Ma anche la Libia mostra posizioni rigide: da martedì ha ammonito le Ong a non entrare nelle acque territoriali di Tripoli, minacciando reazioni.

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando ha commentato che la Libia “non può essere considerata un porto sicuro”, ed ha auspicato che “nessun Salvini di turno, né in Italia né in Europa, pensi di poter fare campagna elettorale sulla pelle di questi esseri umani. Si indichi subito un porto sicuro a questa imbarcazione e a questi naufraghi. Se non si trovano velocemente alternative, potrebbe essere Palermo”.