Migranti su nave Diciotti: slitta la trasmissione degli atti su Salvini alla procura di Palermo

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Slitta, probabilmente a venerdì, l’invio alla procura di Palermo, da parte dei pm agrigentini, degli atti dell’inchiesta per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio a carico del ministro dell’Interno Matteo Salvini e del suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi.

I tempi si allungano, anche perché il capo dei pm di Agrigento, che sta indagando personalmente sulla vicenda, ha intenzione di identificare i migranti “sequestrati” sulla Diciotti per assicurare loro una piena tutela legale e un contraddittorio.

I magistrati della città dei templi starebbero lavorando su alcune questioni tecnico-giuridiche da inserire in una memoria di accompagnamento del fascicolo da trasmettere ai colleghi del capoluogo che, a loro volta, dovranno poi girare le carte al tribunale dei Ministri, competente visto il coinvolgimento di un componente dell’esecutivo.

Secondo indiscrezioni, prima di inviare tutto a Palermo, ci sarebbero questioni da risolvere che ruoterebbero attorno alla necessità della procura di Agrigento di mantenere un contraddittorio diretto col tribunale dei Ministri, circostanza che, però, non è prevista dalla legge.

La vicenda ruota attorno al trattenimento, secondo i magistrati illegale, sulla nave Diciotti della Guardia Costiera dei migranti soccorsi nel canale di Sicilia. Un’odissea, quella dei profughi, terminata a Catania, dopo giorni di stallo, con lo sbarco di tutti gli extracomunitari.

Dopo aver sentito due funzionari del Viminale, i magistrati di Agrigento, che avevano deciso di indagare sul caso, hanno iscritto nel registro degli indagati Matteo Salvini, da cui partì il divieto di sbarco, e il suo capo di gabinetto che, attraverso due telefonate, una durante la permanenza della Diciotti nelle acque di Lampedusa, da qui la competenza della Procura di Agrigento, l’altra mentre l’imbarcazione si dirigeva a Catania, comunicò l’ordine del ministro.

Dopo l’arrivo del fascicolo a Palermo, il Procuratore, con eventuali richieste sia relative all’esito del procedimento, quindi anche di archiviazione o di rinvio a giudizio, sia istruttorie, deve trasmettere tutto al tribunale dei ministri entro 15 giorni. I giudici, due gip e un magistrato della Fallimentare, hanno 90 giorni per compiere indagini. Poi, sentito il procuratore o archiviano o sollecitano la Procura a chiedere l’autorizzazione a procedere al Senato per Matteo Salvini.

In caso di sì del Parlamento, tutto riprende secondo le norme processuali ordinarie. Quindi il caso va al gup per l’udienza preliminare e, nell’eventualità del rinvio a giudizio, al tribunale. (ANSA)