I misteri sulla strage di Capaci in un libro sui diari di Falcone

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i diari di falcone

I misteri sulla strage di Capaci nel libro “I diari di Falcone” scritto da Edoardo Montolli ed edito da “Chiarelettere”. Il volume smentisce alcune ricostruzioni dell’attentato del 23 maggio ’92 e solleva pesanti interrogativi.

A cominciare dalla tesi esposta da tutti i pentiti che sostennero di aver pedinato l’auto che andava a prendere il giudice a Palermo negli ultimi quindici giorni e di aver scoperto così che Giovanni Falcone scendeva a Palermo di sabato.

Ma l’analisi delle agende elettroniche del magistrato ucciso, riportare nel volume da ieri in libreria, li smentisce tutti. Nelle agende, infatti, si evidenziava come negli ultimi due mesi Falcone non fosse mai sceso a Palermo di sabato. Come facevano allora i mafiosi a sapere dell’arrivo di Falcone in città? Fu davvero pedinato?

Questo è soltanto uno degli interrogativi dell’autore che nel 2009 pubblicò il libro “Il caso Genchi”, sulla vita professionale dell’allora vicequestore aggiunto Gioacchino Genchi.

Da allora Edoardo Montolli ha studiato le consulenze sulle due agende elettroniche di Falcone che proprio Genchi, insieme all’ingegnere Luciano Petrini (assassinato nel 1996, il colpevole non fu mai trovato) svolse e depositò a Caltanissetta nel 1992, tra mille ostacoli ed episodi misteriosi ripresi dal libro. Una di esse fu trovata cancellata dopo il sequestro e in modo non accidentale. Inoltre, entrambe le agende risultano stranamente vuote nel mese di marzo, quando fu diffusa la “circolare ai prefetti” in cui si allertava il Paese dal pericolo di attentati tra marzo e luglio.

Una delle agende fu ritrovata cancellata in maniera non accidentale dopo il sequestro, ma i consulenti dell’epoca, Genchi e Petrini ne recuperarono il contenuto. Risultava all’interno un viaggio a Washington di Falcone, che secondo autorevoli testimoni avvenne per interrogare Tommaso Buscetta dopo il delitto Lima. Il viaggio fu smentito dal ministero della giustizia e dall’Fbi.

Ma, nota l’autore, confrontando le agende con le testimonianze in aula “nessuno ancora oggi sa dire dove si trovasse allora Falcone, l’uomo più controllato d’Italia, tra il 28 aprile e il 3 maggio 1992”.

Buscetta, prosegue l’autore, profetizzò le stragi del 1993 sul Continente al patrimonio artistico, parlandone al magistrato Leonardo Guarnotta il 16 marzo del 1993, più o meno un mese prima che la decisione fosse presa dai Corleonesi. Come faceva a saperlo?

Ma i misteri sulla strage di Capaci e le stranezze che caratterizzano episodi noti di quegli anni non finiscono qui. Scrive ancora l’autore: “Poco prima che Falcone salisse sull’aereo che lo portava a Palermo un cellulare 0337 sicuramente in mano agli stragisti (probabilmente lo usava Gioè) chiamò tre volte in Minnesota, l’ultima per quasi nove minuti. Il fatto curioso è che non solo tutti loro negarono di aver chiamato negli Stati Uniti, ma anche che quel telefonino risultava rubato e già cessato. Come faceva dunque a funzionare? Poteva essere stato clonato? Se così fosse, chiunque avrebbe potuto davvero prendere il controllo dell’operazione, attribuendone poi la paternità ai mafiosi”.

Si tratta di un passaggio in cui il libro, che analizza le agende elettroniche di Falcone, si addentra in alcune ipotesi investigative mai approfondite, tra le quali quella secondo cui dietro la strage ci fossero gli Stati Uniti.

Montolli ha realizzato anche un’intervista all’avvocato Salvatore  Petronio, difensore di Salvatore Biondino, attendente di Totò Riina, il quale nel volume afferma: “In un colloquio durante una pausa del primo processo di Caltanissetta, attraverso le sbarre, in uno sfogo mi disse: ‘Avvocato, ma è mai possibile che un attentato cosi importante lo abbiamo fatto noi, quattro sprovveduti?'”.