Il mistero di Ninfa, una delle chiavi è il “pizzino”: “S. Prospero 25 settembre 1977” (Photogallery)

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Spesso quando mi imbatto su misteri, su “gialli”, su storie dal gusto amaro del “noir” e su personaggi che presentano mille sfaccettature, amo scrivere una frase “Ricordatevi che, come spesso accade, la verità sta sempre da un’altra parte.
E la verità su “Ninfa”, la mummia che non è mummia della bambina custodita all’interno di un antico baule ritrovato per caso al cimitero di Santa Maria dei Rotoli a Palermo, sta certamente da un’altra parte.
Sono fermamente convinto che di indizi ce ne sono davvero pochi, anzi pochissimi, ma una o due chiavi del “giallo” sicuramente sono legate a due aspetti: il primo su don Giuseppe Calafiore, ex parroco della chiesa e sovrintendente dello stesso camposanto monumentale di Vergine Maria, purtroppo deceduto nel 2010 e, quindi non può dire più la sua.
Il secondo è quello relativo al biglietto rinvenuto ai piedi del piccolo scheletro: un “pizzino” ricavato da un foglio di quaderno a quadri con bella grafia e con scritto: “S. Prospero 25 settembre 1977” che, secondo me, non sta ad indicare un santo come forse qualcuno vorrebbe farci credere, bensì alla sigla di un nome e un cognome.
Ha ragione Edward Morgan Forster quando parlando di mistero dice che “non è altro che un termine altisonante per dire pasticcio”. Quello stesso pasticcio, aggiungo io, che aleggia attorno al “giallo” dell’antico baule che fino a ieri si trovava in un angolo della Sala Bonanno del cimitero, ed ora “gelosamente” custodito dentro una cassaforte, per precauzione, come riferito dal direttore del camposanto, Cosimo De Roberto.
E poi c’è “Ninfa”, una mummia non mummia di una bambina dall’apparente età di appena 2 anni. Si tratta, invece, di uno scheletro identificato dal noto paleantropologo messinese ed esperto di mummie, Dario Piombino Mascali, che ha effettuato l’ispezione scientifica. “Quella bimba non é stata mummificata”, ha sentenziato.
S’infittisce, dunque il mistero, perché all’interno del baule sono state rinvenuti anche altri frammenti di ossa umane, di soggetti adulti e anche di animali immischiate a della ovatta (un reliquiario?) in prossimità di quel piccolo “pizzino” attaccato con del nastro adesivo alle vesti di color oro che ornano lo scheletro del misterioso inquilino del baule.
Ed allora? Se un giorno, speriamo presto, si potrà svelare il “giallo”, bisognerà indagare sulla vita di don Giuseppe Calafiore che, secondo le testimonianze di anziani dipendenti del camposanto monumentale di Vergine Maria, portò al cimitero dei Rotoli quella piccola cassa chiusa da due minuscoli chiavistelli nel lontano 1999. Da dove? E perché?
Scrisse Giulio Cesare parlando di mistero che “di regola, gli uomini si preoccupano più di ciò che non possono vedere che ciò che possono vedere”.