Movimento 5 Stelle: Miceli (Pd): “Amministrative 2012 erano da annullare”

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Una immagine del servizio de Le Iene di domenica 9 ottobre su M5S

Movimento 5 Stelle: Carmelo Miceli (Pd): “Amministrative 2012 erano da annullare”. Torna ad attaccare a testa bassa il Movimento 5 Stelle il segretario provinciale del Partito democratico, che non risparmia pesanti critiche anche all’amministrazione comunale guidata da Leoluca Orlando.

“L’onestà omertosa del Movimento 5 Stelle è la cartina di tornasole della loro proposta politica: inflessibili con gli altri, indulgenti con se stessi. Ma questa è solo una faccia della medaglia. L’altra, alla stessa maniera assai inquietante, è il comportamento dell’amministrazione comunale di Palermo”, afferma Carmelo Miceli, segretario provinciale del Partito democratico di Palermo.

“Prima – aggiunge – non si era accorta di nulla, poi, quando abbiamo chiesto gli atti, li ha cercati ma non li ha trovati e, infine, dopo il nostro esposto in Procura, ha visto ricomparire, come per magia, la documentazione completa del Movimento 5 Stelle, specificando che il mancato temporaneo ritrovamento era dovuto ad un banale e “innocente” errore di archiviazione”.

“Siamo e saremo sempre dubbiosi – sottolinea l’esponente dem -, anche perché se quelle carte fossero state controllate con attenzione ed entro un tempo congruo le elezioni comunali di Palermo del 2012 sarebbero state annullate. Sindaco, assessori e Consiglio comunale decaduti. Proprio quel sindaco che, soli pochi giorni fa, raccontava ai suoi che il Pd non esiste e che lui e i 5 Stelle insieme fanno il 70 per cento. Proprio quel sindaco – continua – i cui uffici, quando il Pd ha provato a fare chiarezza, non hanno trovato le carte. Se non conoscessimo la sua storia verrebbe quasi da pensare male. Ma la conosciamo bene per cui, anche se non pensiamo male, pretendiamo che su ogni aspetto, anche su questo della sparizione e riapparizione delle carte, si faccia chiarezza”.

“Chi ha sbagliato – conclude Miceli – deve assumersi la responsabilità di dire davanti a un magistrato perché lo ha fatto dolosamente o colposamente, se ha agito da solo o se, molto più tristemente, è stato indotto da altri a farlo”.