Musica: il maestro Riccardo Muti cittadino onorario di Palermo

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Due Fanciulli di Puglia, il più antico, Federico II, imperatore del Sacro romano impero e re di Sicilia, e l’altro Riccardo Muti, da oggi cittadino palermitano con la città che lo ‘incorona’ come avvenne per lo Stupor mundi.

Il maestro pugliese non perde occasione di sottolineare la sua devozione a Federico II: “Dopo aver girato il mondo in lungo e largo – dice – io resto un uomo del sud”. L’orgoglio dell’eccellenza del Made in Italy culturale in lui è straripante e stamattina si è spinto fino a dire: “Si ritiene che la Germania e l’Austria abbiano un primato culturale in ambito musicale, ma se la Germania avesse la metà dei nostri teatri, allora vedremmo crescere la sua altezzosità”.

Domenica alle 11 dal Teatro Massimo di Palermo, uno dei più belli d’Europa, il primo concerto: Muti dirige l’orchestra giovanile da lui fondata nel 2004, la Cherubini, con un programma che ci parla di lui: la Sinfonia n. 3 di Franz Schubert e la Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Antonin Dvořak, vero e proprio sguardo sul futuro.

Il concerto sarà disponibile per trenta giorni su ravennafestival.live, su Ansa.it nell’ambito del progetto “Ansa per la cultura” e sulla web TV del Teatro a cui si accede dalla homepage teatromassimo.it. La sinfonia 3 di Schubert, scritta quando il compositore aveva poco più di 18 anni, è la sinfonia della danza e nel quarto movimento addirittura si sente una tarantella. La sinfonia “Dal nuovo mondo” è musica di altissima speranza, è la partitura che Neil Armstrong depositò sulla luna con la missione Apollo 11.

Tra passato e futuro, alla soglia degli 80 anni Riccardo Muti non ha certo perso smalto e con forza, dopo piu’ di 50 anni di carriera, ripete, come un mantra, le cose che ha sempre detto: creiamo orchestre, riapriamo i teatri chiusi, facciamo in modo che i giovani diplomati nei nostri conservatori, poi non debbano restare disoccupati. Fino a stamane quando, rivolgendosi al sindaco di Palermo Orlando e al ministro Franceschini, collegato da Roma, ha insistito sulla necessità di non abbandonare i giovani musicisti a un destino di disoccupazione.

Ed ecco che l’amore per Federico II, protettore delle arti e della musica, ritorna. L’Italia ha ricevuto da lui molto di più di quel che gli ha concesso. Ma quando si tocca il tema della sua intera vita, l’educazione dei giovani, l’insegnamento della musica in tutte le scuole di ogni ordine e grado, la ripetuta richiesta di fermare i tagli alla Cultura, il maestro fa sul serio.

Il soggiorno palermitano lo ha conquistato, il sindaco Orlando lo ha indicato come un testimonial del cammino di promozione di Palermo attraverso la cultura e l’arte di un ‘nuovo umanesimo’ e lui ha già accettato, richiesto dal soprintendente Francesco Giambrone, di venire a dirigere un titolo verdiano o di Mozart al Teatro Massimo.

Nel corso della cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria il maestro ribadisce l’orgoglio “di essere italiano e, da oggi, anche palermitano”. Adesso, dopo un anno di inaudite sofferenze, Muti ha deciso di attraversare la penisola, da Torino, a Bergamo, a Napoli, a Palermo. Per lui la musica ha unito l’Italia nei momenti più bui, anzi l’ha unita e basta, e certamente ha un potere taumaturgico. In questi giorni le prove con l’orchestra del Teatro Massimo del meraviglioso Requiem di Verdi, un brano molto caro a Muti, come tutto il repertorio verdiano. Sarà trasmesso il 10 aprile. “Dai teatri del sud – ha aggiunto – si deve e si può ripartire, perché la musica fa miracoli ed è un dono da fare a tutti”.

“Ringrazio il sindaco per avermi voluto dare questo grandissimo onore, tutti i presenti, e il ministro Franceschini, di cui sono amico ed estimatore. Questi giorni a Palermo sono stati per me di grande esperienza artistica e umana. Io sono un uomo del Sud, e quando rientro qui girando il mondo, sento forte dentro di me quei sentimenti di orgoglio che ha dato la nostra cultura a tutto il mondo occidentale”, ha detto Muti, nel ricevere la cittadinanza onoraria di Palermo, per l’impegno profuso nel diffondere i valori della pace e della comunione tra i popoli, attraverso il linguaggio universale della musica. “Ricevere questa onorificenza per me è una forma di orgoglio ma vuol dire anche mettere una pietra miliare sulla mia lunga attivita’ artistica nel mondo”, ha detto ancora Muti.