“Non tutti i migranti portano benefici economici”. Il punto di Michele Geraci*

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Sulla nuova emergenza migranti, interviene con un commento il professore Michele Geraci*, economista, esperto di finanza internazionale e già sottosegretario all’economia con delega al commercio internazionale.

“I migranti portano benefici economici al territorio che li accoglie, contribuiscono alla diversità culturale del territorio ed al fondo pensioni nazionale, quindi i porti devono rimanere aperti”. Questo è il mantra dei sostenitori dell’accoglienza indiscriminata che viene offerto alla popolazione italiana come verità assoluta. Se ciò fosse vero, ci sarebbe una coda lunga da Lampedusa a Stoccolma di leader europei che in ginocchio pregherebbero il Presidente Musumeci affinché mettesse da parte l’egoistica tentazione di tenerseli tutti per sé e così dare quella spinta economica di cui la Sicilia ha grande bisogno e magnanimamente, con grande spirito europeo, concedesse la ridistribuzione sul territorio europeo, privandosi quindi di tali risorse. Una spiegazione alternativa allo scarso interesse di Bruxelles di accettare la ridistribuzione potrebbe essere quella che tali benefici sono così sottili da essere visibili soltanto a Richard Gere e Delrio e a nessun altro in Europa.

Chi studia la teoria della migrazione, sa bene che l’affermazione iniziale è falsa sia dal punto di vista empirico che teorico e a chi volesse capirne di più consiglio la lettura di George Borjas, Professore di Harvard. Ma, attenzione, perché basterebbe aggiungere un piccolo corollario, una breve frase, perché la stessa affermazione diventi vera: “a condizione che sia il paese ospitante a gestire i flussi secondo tre dimensioni: quantità, competenze e tempistica degli arrivi”.

In altre parole, esiste la reale possibilità che i migranti portino in effetti benefici economici all’Italia e alla Sicilia, ma ciò avviene solo a valle di un piano di sviluppo del territorio che identifichi a) Quali siano le competenze richieste per ciascun settore produttivo, dai raccoglitori di pomodoro, alle badanti, ai giocatori di calcio, ai medici, agli scienziati ed altro; b) Qual sia il numero ottimale per ciascuno di tali profili, ad esempio, 20.000 lavoratori agricoli, 11 giocatori e c) Quando servano tali profili, ad esempio 10.000 nel primo anno, 5.000 dopo e così via. Bisogna quindi creare una matrice tri-dimensionale, competenze, numero e tempo, che possa servire da tavolozza per programmare un’accoglienza che sia win-win sia per la Sicilia ma anche per dare dignità a chi arriva sulle nostre coste ed integrarli lungo un percorso nel solco della produttività e legalità.

Gli arrivi indiscriminati di questi anni in Sicilia e nel resto del Paese, naturalmente, non soddisfano tali criteri e quindi l’apporto o meno dei presunti benefici economici è lasciato al caso. La narrazione che ne sostiene i vantaggi senza se e senza ma quindi non regge. Già affidarsi al caso non è strategia consigliabile ma nel caso della Sicilia, date le condizioni economiche e sociali, le cose potrebbero andare ancora peggio e la probabilità che il caso ci premi sono basse. Vediamo perché.

La giusta misura del contributo economico di un singolo migrante non è l’aumento del Pil aggregato della Sicilia, ma l’aumento del Pil/capite, essendo quest’ultimo legato al benessere dell’individuo. Anche qua si crea nel dibattito pubblico un volontario fraintendimento su queste due misure. È chiaro che un qualsiasi migrante, anche a caso, fuori dalla nostra tavolozza programmatica, che producesse un euro all’anno, porta un aumento del Pil della Sicilia di un euro.

È altrettanto chiaro però che in questo caso, il benessere medio dei siciliani si abbassa. Affinché il migrante porti quindi benefici economici al cittadino medio siciliano, egli dovrebbe produrre un valore pari o superiore al Pil/capite della Sicilia, oggi circa €18.000/anno. Se un migrante è non occupato, un altro dovrebbe produrre 36.000 euro/anno. Queste sono le cifre soglia di indifferenza economica: solo contributi produttivi superiori portano benefici. Dobbiamo quindi chiederci se, non un migrante regolare, ben integrato, ma se uno degli arrivi sui barconi del Mediterraneo, chiamiamolo “migrante casuale” di cui non si sanno le competenze, possa produrre più o meno di €18.000/anno. Credo la risposta la sappiamo tutti.

Ma le cattive notizie non sono finite. I migranti casuali non solo abbassano la media aggregata del benessere dei siciliani, ma hanno anche forti effetti ridistributivi sull’occupazione e sui redditi dei ceti meno abbienti. La situazione lavoro e occupazione in Sicilia oggi è tra le più drammatiche di tutta Europa: ha il minor tasso di occupazione tra gli adulti, pari 41%, quindi 6 adulti su 10 non lavorano, mentre ad Amburgo solo 2 su 10 non lavorano. Siamo superati, in negativo solo da Mardin/Batman, Sanliurfa, Van/Mus/Bitlis e Mayotte, regioni europee che vi sfido a trovare nel mappamondo, affinché tutti possiamo ben comprendere quali siano i nostri “concorrenti”. Il tasso di disoccupazione giovanile in Sicilia è del 50%, e l’arrivo indiscriminato di migranti casuali, quindi non scelti all’origine, ha un immediato e devastante effetto sul già pesante bilancio occupazionale dei nostri giovani, sia in termini di salari che in termini di numero di occupati. Le obbiezioni di chi sostiene che i migranti fanno lavori che i nostri giovani non accettano, se vere, non fanno altro che rafforzare l’idea di dove accogliere proprio in modo programmatico quei giovani migranti disposti a fare appunto quei lavori e non affidarci al caso.

Siamo quindi di fronte ad una tempesta perfetta: i migranti abbassano il tenore di vita medio dei siciliani, il loro impatto negativo è maggiore sui più deboli, i nostri disoccupati. Ma allora, torniamo all’inizio: i migranti portano benefici economici? Certo, ai datori di lavoro una nuova forza lavoro a basso costo fa comodo e ne fa aumentare i profitti. Ai lavoratori siciliani che entrano in concorrenza con i migranti fa male. Concludiamo allora col dire che i migranti fanno bene a chi sta in alto, e fanno male a chi sta in basso. È strano che in Italia la Sinistra si occupi dei primi e la Destra dei secondi. La Sicilia non ha bisogno di ulteriori problemi che non può gestire.