Omicidio Mazzè, fermato il secondo sospetto: la droga dietro l’agguato

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La seconda svolta nelle indagini sull’omicidio Mazzè arriva a 48 ore di distanza dall’agguato che domenica mattina è costato la vita al 46enne nel cuore dello Zen: nella notte la polizia ha fermato un uomo, accusato di omicidio. Si tratta di Stefano Biondo.

Era di tentato omicidio, invece, l’accusa contestata al primo fermato: Fabio Chianchiano, presunto reggente della borgata, era stato identificato come l’uomo con cui Franco Mazzè aveva litigato prima della sparatoria, ma sarebbe anche la persona che poco dopo l’agguato avrebbe sparato contro la casa di un amico della vittima. Un particolare che spinge gli investigatori a ritenere che le vittime programmate dovessero essere due.

Secondo gli inquirenti, dunque, ad agire la domenica delle Palme allo Zen sarebbero stati in due: Biondo e Chianchiano avrebbero prima ucciso Mazzè, poi si sarebbero diretti verso l’abitazione di Michele Moceo, amico della vittima, sparando contro la porta d’ingresso.

Dietro il doppio agguato ci sarebbe la lite scoppiata in un bar dello Zen tra Fabio Chianchiano e uno dei nove fratelli di Franco Mazzè. Il diverbio, che in pochi istanti diventa violentissimo e con decine di testimoni, è documentato dalle telecamere del locale che riprendono la scena. Qualche ora dopo Mazzè viene affiancato da un’auto blu con due persone a bordo che scendono e gli sparano: un’esecuzione in piena regola.

Mazzè viene colpito alla testa, ma respira ancora: a trasportarlo in ospedale è un’ambulanza che passava dalle vie del quartiere e che è stata fermata dai suoi familiari. Inutile però la corsa a Villa Sofia, dove la vittima è morta poco dopo.

Sul marciapiede in via Gino Zappa gli uomini della Scientifica hanno ritrovato 8 bossoli di proiettili militari parabellum. Ma non è finita qui perchè appena poche ore dopo due uomini col volto coperto da un cappuccio si presentano a casa di Moceo (vicinissimo a Mazzè e anche lui con precedenti per mafia) e sparano contro la sua abitazione. Secondo gli investigatori si tratta sempre delle stesse due persone, ossia proprio Biondo e Chianchiano.

Più complicata la ricostruzione del movente: dietro la lite scoppiata al bar, e che ha innescato la domenica di violenza allo Zen, ci sarebbero infatti contrasti più profondi, legati alla spartizione del mercato della droga contesa tra clan rivali.