Operazione Artemisia: annullata ordinanza di custodia del gip, anche Cascio torna libero

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Ciccio Cascio

Il tribunale del Riesame di Palermo ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa il 21 marzo scorso dal gip di Trapani a carico di 27 persone, tra cui l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio, accusati a vario titolo di aver fatto parte di una loggia massonica segreta di Castelvetrano che avrebbe condizionato l’attività della pubblica amministrazione, gli appalti nell’isola e alcune indagini della magistratura.

La vicenda è legata all’inchiesta denominata Artemisia, che nei giorni scorsi, aveva fatto scattare le manette anche per l’ex deputato regionale trapanese Giovanni Lo Sciuto (ex Mpa ed Ncd).

Per il tribunale del Riesame l’autorità giudiziaria competente sarebbe Palermo e non Trapani. Cascio era ai domiciliari ed in serata dovrebbe già tornare libero.

Revocate le misure cautelari anche per un altro degli indagati: torna in libertà Antonio Di Giorgio, medico palermitano che faceva parte delle commissioni per il riconoscimento delle invalidità a Trapani e che, come l’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana, era finito ai domiciliari. Successivamente a Di Giorgio, difeso dall’avvocato Ninni Reina, gli arresti erano stati revocati e lui aveva solo l’obbligo di firma.

Il provvedimento del collegio presieduto da Antonella Pappalardo in entrambi i casi dichiara l’incompetenza territoriale di Trapani e riassegna il procedimento a Palermo: questo potrebbe portare alla remissione in liberta’ di tutti e 27 gli indagati sottoposti a misure cautelari, carcere e domiciliari, compreso Giovanni Lo Sciuto, l’ex deputato regionale ritenuto al centro della superloggia che avrebbe condizionato appalti, affari e anche l’assegnazione delle pensioni di invalidità.

Ora il tribunale del Riesame ha ordinato la trasmissione degli atti alla procura di Trapani perché invii il fascicolo ai colleghi palermitani. Cascio è difeso dall’avvocato Enrico Sanseverino. La decisione dei giudici fa cadere l’intera misura cautelare. Non si conoscono ancora le motivazioni delle decisioni, ma il reato più grave commesso nell’ambito del procedimento sarebbe un peculato che sarebbe stato commesso a Palermo: cosa che sposterebbe la competenza su tutta l’indagine alla Procura del capoluogo siciliano.