Operazione “Artemisia”, pensioni in cambio voti: tra gli indagati pure l’assessore Lagalla

0
450
studenti siciliani

Giovanni Lo Sciuto, l’ex deputato regionale siciliano arrestato stamane dai Carabinieri, coordinati dalla Procura di Trapani, nell’ambito dell’operazione “Artemisia”, avrebbe ottenuto un cospicuo pacchetto di voti grazie ad un accordo con Rosario Orlando, responsabile del centro medico legale dell’ Inps fino al maggio 2016, poi collaboratore esterno dello stesso ente quale “medico rappresentante di categoria in seno alle commissioni invalidità civili”.

Orlando veniva corrotto attraverso regalie ed altre utilità, e, grazie ai legami fra Lo Sciuto e l’ex rettore Roberto Lagalla (oggi assessore regionale all’Istruzione e destinatario di un’informazione di garanzia) per l’aggiudicazione di una borsa di studio a favore della figlia all’Università di Palermo.

Da Orlando l’ex deputato regionale otteneva la concessione di pensioni di invalidità anche in assenza dei presupposti previsti dalla legge. Ogni pensione di invalidità fatta concedere in forza del “consolidato accordo corruttivo”, rappresentava per l’ex deputato regionale, secondo gli inquirenti, “un cospicuo pacchetto di voti certi”. Sono circa 70 le pensioni di invalidità, attualmente al vaglio degli inquirenti, concesse a cittadini sponsorizzati da Lo Sciuto.

“Prendo atto che, nell’ambito di un’indagine per reati associativi ed altre ipotesi di reato, tra le quali corruzione e appartenenza alla massoneria, che non mi vedono in alcun modo coinvolto, la procura della Repubblica di Trapani mi ha dato comunicazione di un solo addebito relativo alla fattispecie di abuso d’ufficio. La contestazione, risalente a fatti del 2015, riguarderebbe la mia precedente funzione di rettore dell’Università di Palermo”. Lo dice l’assessore alla Formazione della Regione siciliana Roberto Lagalla, che aggiunge: “Al momento, non sono in possesso di sufficienti elementi conoscitivi e documentali, né di personale memoria, tali da consentirmi una qualsiasi ricostruzione della presunta violazione dei doveri d’ufficio. Restando, ovviamente, a completa disposizione della magistratura, mi sorregge la serena coscienza di avere sempre ispirato le mie azioni istituzionali a criteri di correttezza e rispetto della legge, nell’esclusivo interesse della cosa pubblica. Per tale ragione e nella certezza che la circostanza potrà essere ampiamente chiarita nel corso dell’attività istruttoria, mi dichiaro assolutamente sereno e fiducioso nella rapida soluzione della vicenda”.