Operazione Bivio 2, in carcere otto mafiosi del clan di Tommaso Natale

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Operazione Bivio 2 dei carabinieri di Palermo, in carcere otto presunti mafiosi del clan di Tommaso Natale. Le indagini e il blitz hanno evidenziato una “eredità” criminale trasferita da padre in figlio, con l’arresto di rampolli dei boss in carcere.

A spiegare il fenomeno è il comandante provinciale dei carabinieri, generale Arturo Guarino.  “Ancora una volta i figli dei boss che subentrano ai padri arrestati, ancora una volta la documentazione di estorsioni e della violenza che esse portano, soprattutto nel settore edilizio” – spiega l’ufficiale a margine del blitz antimafia che ha colpito all’alba il mandamento di Tommaso Natale, con 8 arresti.

In carcere è finito anche Francesco Caporrimo, figlio di Giulio, il boss attualmente detenuto e anche lui raggiunto dalla nuova misura cautelare, di cui gli investigatori dell’Arma hanno ricostruito la scalata al potere.  “Desidero ringraziare i due imprenditori che hanno denunciato, segno di quella fiducia nella giustizia che cerchiamo di sostenere con tutto il nostro impegno – ha aggiunto il generale Guarino -. Con l’operazione ‘Bivio2’ i carabinieri di Palermo completano un intervento sullo storico mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale (che si estende dai quartieri nord della città fino al golfo d Carini). In dieci anni sono sette le operazioni dell’Arma contro questa struttura di Cosa nostra, della quale seguiamo le gerarchie criminali e le attività sul territorio”.  Nel dettaglio “Oscar” nel 2011, “Apocalisse” nel 2014, “Talea” nel 2017, “Cupola” 2.0 del 2018/2019, “Teneo” del 2020 e “Bivio” del 2021 hanno portato in carcere capi e gregari.

L’operazione di oggi, che rappresenta l’evoluzione dell’indagine “Bivio” del gennaio di quest’anno, ruota attorno alla figura di Giulio Caporrimo che, tornato in libertà nel maggio del 2019, si era ritrovato sottoposto a Francesco Palumeri, designato come sostituto da Calogero Lo Piccolo, nuovo capo del mandamento di Tommaso Natale, così come emerso da Cupola 2.0. Caporrimo, trasferitosi a Firenze per prendere le distanze dai nuovi assetti di Cosa nostra, prima avrebbe costretto Palumeri a ritirarsi dalla sua carica e poi avrebbe fatto ritorno a Palermo da reggente.

L’inchiesta ha fatto luce su una serie di reati che sarebbero stati commessi anche da Caporrimo e dal figlio Francesco, ponendo anche l’accento sul settore delle scommesse online.