Operazione Bivio, la mafia voleva assaltare portavalori con armi ed esplosivo

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L’operazione Bivio condotta questa mattina dai carabinieri di Palermo, ha evidenziato la nascita di una nuova articolazione mafiosa nel mandamento di Tommaso Natale, quella della famiglia mafiosa di Zen-Pallavicino, affidata alla gestione di Cusimano, con l’aiuto di Francesco L’Abate.

Ma questo nuovo sodalizio è stato da subito caratterizzato da problemi gestionali, dovuti all’esuberanza criminale e alla violenza di alcuni gruppi di persone che, non affiliate formalmente a cosa nostra, hanno creato varie criticità sul territorio. Fra i tanti momenti di tensione si è registrato, lo scorso settembre 2020, un grave episodio allo Zen, allorquando due gruppi armati si sono affrontati in pieno giorno esplodendo svariati colpi di pistola che solo per un caso fortuito non hanno provocato vittime.

Questa situazione incontrollabile ha i vertici mafiosi a prendere provvedimenti nei confronti dei riottosi, meditando la soppressione di alcuni soggetti non allineati, la cui realizzazione è stata scongiurata grazie all’opera di prevenzione degli investigatori dell’Arma.

In tema di attività estorsive si è registrato, in tutto il territorio del mandamento, una costante azione vessatoria a danno di imprenditori e commercianti, finalizzata, da una parte, a imporre i mezzi d’opera di alcuni affiliati mafiosi a tutti gli imprenditori impegnati in attività edili e dall’altra a riscuotere il “pizzo”, in maniera capillare, dai commercianti locali. In caso di resistenze da parte degli operatori economici, gli affiliati non hanno esitato a danneggiare e incendiare ruspe ed escavatrici. Sono state ricostruite, infatti 13 attività estorsive (10 consumate e 3 tentate) e due danneggiamenti seguiti da incendio in danno di altrettante imprese.

Anche nel caso dell’operazione Bivio, determinante è stata la collaborazione degli imprenditori taglieggiati dal racket.  In cinque hanno guidato gli investigatori, denunciando i fatti.

Sempre nel territorio dello Zen, i vertici di quell’articolazione criminale hanno anche tentato di accreditarsi, in maniera concreta, quali referenti in grado di fornire aiuti alla popolazione in tempo di pandemia da Covid-19, mettendo in piedi una sorta  di welfare criminale. Giuseppe Cusimano, infatti, ergendosi a punto di riferimento per le tante famiglie indigenti del quartiere, ha tentato di organizzare una distribuzione alimentare per le famiglie bisognose durante la prima fase di lockdown del 2020.

Cosa nostra è sempre alla ricerca di quel consenso sociale e di quel riconoscimento sul territorio, indispensabili per l’esercizio del potere mafioso. Nel corso delle indagini, condotte con intercettazioni e videoriprese, i carabinieri hanno potuto acquisire informazioni sulla pianificazione di alcune rapine (in danno di portavalori e di distributori di benzina), da commettere attraverso l’uso di armi (anche automatiche da guerra) e di esplosivo al plastico. L’intento criminale dei vertici della famiglia mafiosa dello Zen era quello di assaltare, usando armi ed esplosivo, un portavalori di una società di vigilanza non specificata, al fine di incamerare liquidità da riutilizzare per il sostentamento degli affiliati liberi e detenuti.

Analoga progettualità emergeva in danno di un distributore di benzina, che usufruisce di vigilanza armata: in tale occasione il gruppo di Cusimano non avrebbe esitato a usare le armi per neutralizzare il vigilante e rapinare l’esercizio commerciale.