Operazione Domino, così i clan catanesi gestivano i giochi on line

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L’operazione Domino coordinate delle procure di Catania, Bari e Reggio Calabria ha acceso i riflettori sui giochi on line controllati dalla mafia. Il gip del tribunale di Catania ha firmato altri 29 provvedimenti restrittivi.

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti, tra cui l’esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, la truffa aggravata ai danni dello Stato, il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni, nonché per il connesso reato-fine di truffa ai danni dello Stato in concorso con l’aggravante di avere favorita la cosca mafiosa dei Cappello-Bonaccorsi, consentendone, in maniera determinante, l’infiltrazione e l’espansione nel settore dei giochi e delle scommesse on line.

Sette dei tredici fermati la settimana scorsa sono stati catturati tra Siracusa, Ribera, Messina, Gela e Vittoria. I gip hanno applicato, su richiesta della procura, la misura della custodia cautelare in carcere. Le indagini condotte dalla squadra mobile di Catania e dal Servizio Centrale Operativo hanno evidenziato l’esistenza di una organizzazione criminale che, sotto il controllo del clan catanese Cappello-Bonaccorsi, gestiva numerose agenzie di scommesse presenti sull’intero territorio siciliano e la progressiva infiltrazione del settore dei giochi e delle scommesse on line. Nel corso dell’operazione sono state sequestrate 20 agenzie di scommesse nelle province di Catania, Siracusa, Caltanissetta e Ragusa.

L’inchiesta si è sviluppata tra aprile 2016 a marzo 2017.  Il procedimento ha preso le mosse dal monitoraggio del clan Cappello-Carateddi e del suo leader Salvatore Massimiliano Salvo e ha consentito di rilevare come Salvo avesse dimostrato interesse nei confronti di un nuovissimo, imponente ed efficace sistema criminoso finalizzato a consentire il massiccio reimpiego del denaro proveniente dalle attività criminali ascrivibili al clan Cappello – Bonaccorsi nel settore delle scommesse sportive on line.

Le indagini, quindi, nate come naturale prosecuzione di quelle svolta dalla squadra mobile di Catania e dal Servizio centrale Operativo di Roma nei confronti di appartenenti al clan Cappello-Bonaccorsi e già sfociata nella nota operazione “Penelope”, si sono rivelate da subito particolarmente fruttuose ed innovative, in quanto hanno consentito di registrare alcune conversazioni dal tenore delle quali si delineava in maniera chiara un articolato progetto di espansione, ideato da alcuni affiliati al clan Cappello, nel settore delle scommesse online, che prevedeva l’acquisizione nelle province di Ragusa e Siracusa di locali commerciali da adibire a sale scommesse sotto l’insegna “PlanetWin365”, nonché la commercializzazione di un software da installare presso sale di terzi che avrebbe consentito l’esercizio abusivo di scommesse, in quanto operativo sul .com (illegale sul territorio italiano) in maniera parallela all’attività lecita, e quindi schermata dalla autorizzazione ottenuta dalla Planet di occuparsi delle scommesse on line esclusivamente attraverso l’estensione su .it.

Era operativo, dunque, sull’intero territorio siciliano un sistema che, sovente, sfruttava la copertura legale fornita dal marchio Planetwin365. Focalizzata l’attenzione degli investigatori sulla figura di un imprenditore siracusano, in possesso di rilevanti risorse finanziare e tecniche, identificato in Fabio Lanzafame, collaborato – sotto il profilo tecnico-amministrativo – da una serie di soggetti, tecnicamente attrezzati, per mantenere efficace il sistema occulto, parallelo a quello legale.

Accertata l’infiltrazione nell’intero settore della raccolta del gioco attraverso cui assicurare, di fatto, una posizione di predominio alle famiglie mafiose rispetto agli operatori del circuito legale, contribuendo in maniera determinante a rendere estremamente difficoltosa l’attività di controllo, favorendo il reimpiego dei capitali illecitamente acquisiti. Documentati i rapporti tra Fabio Lanzafame e Salvatore Massimiliano Salvo, “Massimo ‘u carruzzeri”, figura apicale del clan mafioso Cappello – Bonaccorsi tali da garantire una capillare diffusione, sul territorio catanese ed in provincia, della rete illegale di raccolta scommesse concepita e realizzata da Lanzafame.

Gli interessi della compagine mafiosa, in tale specifico settore, venivano curati, sul versante catanese, da Giovanni Orazio Castiglia, legato a Salvo da rapporti diretti di parentela, mentre sul versante aretuseo emergevano le figure degli imprenditori Salvatore Bosco e Antonino Iacono, entrambi residenti a Pachino, quali garanti dei medesimi interessi.

Due distinte associazioni a delinquere, specializzate nell’esercizio del gaming online clandestino, con interessi illeciti coincidenti con quello perseguito dalla compagine mafiosa di riferimento e che operavano, pertanto, al fine di agevolare e rafforzare l’operatività del clan Cappello-Bonaccorsi.

Riceviamo e pubblichiamo la precisazione della nuova società.

“A margine degli eventi inerenti l’operazione “Gaming Off line”, in corso di svolgimento dallo scorso 17 novembre ad opera della squadra mobile di Catania e del servizio centrale operativo della polizia di Roma, la nuova proprietà di planetwin365 rinnova il proprio sostegno alle forze dell’ordine nella lotta alle attività di organizzazioni criminali che danneggiano il mercato italiano del gioco legale. Dopo gli episodi che hanno portato allo smantellamento di una fitta rete illecita attiva in particolar modo sul territorio siciliano, la società precisa nuovamente che il provvedimento giudiziario e le indagini delle Autorità fanno esclusivo riferimento a persone associate a SKS365 in passato. Come specificato già lo scorso 14 novembre nel comunicato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, infatti: “Va precisato, con riferimento alla SKS365 che le investigazioni hanno riguardato esclusivamente la proprietà/management che ha gestito la società fino al 2017, ovvero prima della sua cessione ai nuovi proprietari, nei cui confronti non sono emersi elementi di responsabilità”. Come ufficialmente riportato negli atti presentati dagli inquirenti in sede Direzione Nazionale Antimafia, la nuova società SKS365 è da ritenersi dunque estranea a quanto accaduto ed emerso dalle indagini”.