Operazione Eldorado, nella rete della Dia il clan Agate e un noto commercialista palermitano

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Nella rete dell ‘Operazione Eldorado i familiari del boss di Mazara Mariano Agate e un noto e insospettabile commercialista palermitano. Il blitz della Direzione investigativa antimafia di Trapani è scattato all’alba. Gli uomini delle forze dell’ordine hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare in carcere e arresti domiciliari su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti dell’imprenditore ittico di Mazara del Vallo Epifanio Agate, della moglie Rachele Francaviglia e del commercialista palermitano Maurizio Lipani, amministratore giudiziario.

Epifanio Agate, finito in carcere, figlio dello storico boss mafioso di Mazara del Vallo Mariano Agate, stretto alleato dei corleonesi di Salvatore Riina, subito il sequestro di alcune aziende operanti nel settore del commercio ittico, “a fronte dell’inerzia” – è l’accusa – dell’amministratore giudiziario Lipani, nominato dal Tribunale, avrebbe continuato ad occuparsi della gestione delle società, contattando clienti e fornitori e soprattutto riscuotendo i crediti pendenti. Stesse accuse contestate alla moglie di Agate, Rachele Francaviglia, posta ai domiciliari, titolare formale delle aziende sequestrate.

Ma la vicenda clamorosa riguarda Lipani, noto commercialista palermitano, destinatario della misura degli arresti domiciliari, perché risponde del reato di peculato e auto-riciclaggio. Il professionista, nella veste di amministratore giudiziario, senza autorizzazione del competente Tribunale, avrebbe distratto a proprio personale vantaggio, in più soluzioni, mediante prelevamenti di contante e bonifici inviati sui propri conti personali, somme di pertinenza delle aziende sottoposte a sequestro ai coniugi Agate e di altre aziende colpite da provvedimenti dell’autorità giudiziarie, non adempiendo agli obblighi di rendicontazione.

Allo stato, le indagini, condotte degli investigatori della Dia di Trapani, hanno consentito di accertare che Lipani, in pochi anni, avrebbe distratto somme di pertinenza di aziende sequestrate per oltre 355 mila euro, reimpiegate per investimenti in attività economiche, ma anche per il soddisfacimento delle esigenze quotidiane.

Avrebbe continuato a distrarre denaro dai conti delle aziende in amministrazione giudiziaria anche dopo la confisca e il passaggio della gestione all’Agenzia nazionale dei beni confiscati. Sono al setaccio della Dia i conti bancari di altre decine di società e imprese affidate in amministrazione giudiziaria a Lipani dalle quali si sospetta che il professionista possa aver distratto altro denaro; Si indaga anche in ordine ad eventuali collusioni con soggetti sottoposti a misure di prevenzione. Nei confronti del professionista è stato disposto dal gip di Palermo anche il sequestro per equivalente di somme per il valore di 355 mila euro.