Operazione Gordio, gli interessi della mafia fra droga e politica

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L’operazione “Gordio”, condotta questa mattina dai carabinieri e dalla Dia,  ha portato alla luce cinque diverse organizzazioni criminali dedite al traffico e alla produzione di droga all’interno del mandamento di Partinico, capeggiate da esponenti di Cosa nostra già condannati o “fortemente contigui” ai clan.

Il primo sarebbe stato “promosso e diretto” da Michele Vitale e vede coinvolti 19 indagati: tra questi anche Lo Cricchio, Giuseppe Lombardo e Pietro Virga, raggiunti dal provvedimento cautelare. Un secondo gruppo sarebbe stato capeggiato da Michele Casarrubia e dalla madre Antonina Vitale: coinvolti e destinatari della misura cautelare anche Leonardo Casarrubia, marito di Antonina Vitale, Tiziana Vaccaro, moglie di Michele Casarrubia, Claudio Bommarito, Roberta La Fata e Vincenzo Palumbo. Un terzo gruppo sarebbe stato promosso e diretto da Nicola Lombardo e Nunzio Cassarà, con sette indagati colpiti dal provvedimento: oltre ai primi due anche Calogero Sicola, Roberto Lunetto, Ignazio La Fata, Filippo Vitale e Vincenzo Ferreri.

C’era poi l’organizzazione che sarebbe stata messa in piedi dai fratelli Maurizio e Antonino Primavera e che vede coinvolti, anche come destinatari dell’ordinanza cautelare, Federico Daniel Purpura, Giuseppe Imperiale, Biagio Imperiale e Simone Purpura. Il quinto gruppo sarebbe stato promosso e guidato dai fratelli Gioacchino e Raffaele Guida, oltre che da Massimo Ferrara e Angelo Cucinella. Tra i destinatari del provvedimento anche Maria Guida, sorella di Gioacchino e Raffaele, Salvatore e Savio Coppola, Margherita Parisi, Roberta Pettinato, Filippo D’Arrigo, Fabio Giacalone, Edoardo La Mattina, Marco Marcenò, Salvatore Primavera, Rosario Stallone, Vincenzo Messina, Gianvito Inghilleri e Riccardo Biagio Sanzone.

Secondo gli inquirenti si tratta di gruppi che avevano una “rilevanza strategica” nella gestione del traffico di droga in Sicilia occidentale: rifornivano stabilmente le piazze di Palermo e provincia, oltre che del Trapanese. La cocaina arrivava dal basso Lazio, attraverso i presunti corrieri Alessio Antonacci e Stefano Carocci, considerati “referenti” del gruppo Guida, e dalla Campania, in accordo con i clan camorristici “i cui interessi – dicono gli investigatori – sono stati rappresentati dai fratelli Giovanni e Raffaele Visiello”, considerati “esponenti” dell’omonimo clan di Torre Annunziata. L’hashish, invece, sarebbe arrivata direttamente da Palermo attraverso Marco Marcenò.

Nei confronti di Nicola Lombardo, Nunzio Cassarà e Michele Vitale è stata ipotizzata dagli inquirenti l’appartenenza a Cosa nostra partinicese, con la contestazione del reato di associazione mafiosa: avrebbero controllato attività commerciali e imprese, e avrebbero anche svolto un ruolo di risoluzione di controversie private “ricorrendo talvolta – è l’accusa – ad allarmanti condotte minatorie e violente”.

Lombardo è il genero dello storico capomandamento di Partinico, Leonardo Vitale, e viene considerato agli inquirenti come “la figura deputata alla risoluzione di controversie tra privati”: per la Dda di Palermo in questo modo avrebbe espresso il suo “prestigio criminale derivante dal suo inserimento organico nella famiglia mafiosa di Partinico”. A Lombardo si è rivolto un cittadino partinicese per chiedergli di prendere provvedimenti contro un buttafuori di una discoteca di Balestrate che avrebbe malmenato il figlio procurandogli trenta giorni di prognosi e in un’altra circostanza è intervenuto per risolvere un contrasto tra due imprenditori locali per una violazione di accordi per la concessione d’uso di alcune macchinette del caffè.

“L’influenza mafiosa sul territorio – ancora gli investigatori – si è manifestata inoltre in occasione del recupero di un mezzo agricolo rubato ad un sodale del gruppo criminale, nonché per l’ottenimento di un risarcimento in favore di un agricoltore le cui colture erano state danneggiate dal pascolo di animali condotti da un pastore”. Lombardo, infine, è stato chiamato in causa anche per l’individuazione dei responsabili di un furto commesso all’interno di un esercizio commerciale. Cassarà, secondo gli inquirenti, avrebbe “coadiuvato stabilmente Lombardo nell’esercizio del controllo mafioso del territorio” e avrebbe mantenuto i rapporti con Francesco, Nania, arrestato per associazione mafiosa nel febbraio 2018 perché individuato quale referente della famiglia di Partinico.

Non c’era solo la produzione, il traffico e lo spaccio di droga nelle attività del mandamento mafioso di Partinico smantellato con l’operazione Gordio di questa mattina. I boss avevano messo le mani anche nel consiglio comunale della cittadina palermitana. Nel luglio 2020, il consiglio comunale di Partinico è stato sciolto con decreto ministeriale su proposta della compagnia carabinieri per i ripetuti condizionamenti mafiosi dell’attività amministrativa.

Il provvedimento ha riguardato esclusivamente Consiglio comunale poiché nel maggio 2019 il sindaco Maurizio De Luca aveva già rassegnato le proprie dimissioni con conseguente decadimento della giunta. In quel periodo gli investigatori dell’Arma hanno documentato aderenze tra alcuni degli indagati e diversi politici locali per la gestioni di appalti e forniture ad aziende e uomini dei boss.